Decreto sicurezza, perché lo stop dei sindaci può metterlo in discussione

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Se il ministro dell’Interno Salvini decidesse di denunciare i primi cittadini, si aprirebbe la possibilità di un giudizio di legittimità costituzionale della Consulta. Con esiti tutti da definire sulla tenuta del provvedimento

Dopo la decisione del sindaco di Palermo Leoluca Orlando di sospendere l’applicazione di una parte del decreto sicurezza, la rivolta dei sindaci si estende e tra le file dei contrari al provvedimento fortemente voluto da Matteo Salvini si contano adesso, seppur con sfumature diverse, anche i primi cittadini di Napoli, Firenze e Parma. Il ministro dell’Interno ha annunciato un’azione penale nei confronti dei “disobbedienti”, ma l’apertura di un conflitto tra poteri dello stato potrebbe rivelarsi un boomerang per l’esecutivo.

Il giudizio di legittimità costituzionale
Come spiega questa mattina dalle colonne di Repubblica l’ex presidente della Corte costituzionale Cesare Mirabelli, quello di Orlando è un atto politico per esprimere dissenso nei confronti dell’azione di governo, ma anche “uno strumento per attivare un giudizio di legittimità costituzionale”, che potrebbe arrivare dritto al cuore del provvedimento.

Un’eventuale denuncia di Matteo Salvini, insomma, potrebbe innescare un processo che porterebbe la Consulta a esprimersi sulla costituzionalità del decreto sicurezza, da più parti messa in discussione, oltre che nel capitolo oggetto del dissenso odierno, anche per la stretta sulla protezione umanitaria e per la possibilità di ritirare la cittadinanza italiana a persone considerate un pericolo per lo stato.

I giudici della Suprema Corte, inoltre, il prossimo 9 gennaio dovranno decidere se sia ammissibile o meno il ricorso presentato dal Pd per lesione delle prerogative del Parlamento, in seguito alla contrazione dei tempi di discussione durante l’approvazione della manovra.

Il malcontento dei sindaci

Le difficoltà delle amministrazioni locali nell’applicazione del decreto erano già da tempo oggetto di discussione nei tavoli dell’Anci, dove il malessere era noto ed esteso a un’area molto più vasta del solo centrosinistra. A lamentarsene, oltre che il sindaco di Bologna Virginio Merola, erano stati anche l’assessore pentastellato al welfare della Capitale Laura Baldassarre e Silvana Romano, assessore di una giunta di centrodestra a Gorizia.

Ma a far saltare il tappo è stata la decisione di Leoluca Orlando di congelare momentaneamente l’applicazione dell’articolo 13 del decreto sicurezza, una decisione che raccolto la solidarietà prima del sindaco di Napoli De Magistris, da tempo in aperto conflitto con le politiche migratorie di Matteo Salvini, poi del sindaco di Firenze Dario Nardella – secondo cui il decreto varato dal governo giallo-verde “individua un problema ma non trova una soluzione” – e infine, anche se più tiepida, quella dell’ex Movimento 5 Stelle Federico Pizzarotti, primo cittadino di Parma. Dalla parte di Orlando si sono schierati anche il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci, segretario di Italia in Comune, e Mimmo Lucano, sulla cui testa pende ancora divieto di dimora a Riace.

[Fonte: Wired – Simone Fontana – 03 gennaio 2019]


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