corridoi umanitari

I corridoi umanitari, se la società civile dà il buon esempio

Nel Mondo

Il Vaticano ha affidato alla comunità di Sant’Egidio la gestione di una casa d’accoglienza che si trova a Catania, e che ospiterà i rifugiati dei corridoi umanitari. Come si legge nell’annuncio ufficiale dell’associazione cattolica del 12 ottobre scorso, la struttura ospiterà sessanta persone fra donne, sole o con figli, e famiglie in stato di vulnerabilità. Si tratta di un alloggio provvisorio che sostiene i migranti all’arrivo in Italia, in direzione di un accompagnamento in «percorsi di autonomia lavorativa e alloggiativa».

Cosa sono i corridoi umanitari

Come già suggerisce il termine, coi corridoi umanitari si tende a garantire una via legale di arrivo in Europa ai richiedenti asilo. La prima iniziativa in assoluto in ambito europeo è del 2015, frutto di una volontà comune di realtà religiose cattoliche e protestanti. Infatti proprio la comunità di Sant’Egidio, insieme alla Tavola Valdese ed alla Federazione delle Chiese evangeliche, hanno stipulato un protocollo d’intesa col governo italiano, rinnovato nel 2017. Il fine dell’intesa è, da un lato, far riconoscere allo Stato la legittimità dell’accoglienza tramite i corridoi umanitari; dall’altro fissare le competenze a livello istituzionale per garantire procedure regolari di entrata dei migranti sul territorio.

La gestione – dalla proposta all’effettiva accoglienza in Italia – è interamente in mano al terzo settore. Ci sono delle associazioni proponenti che offrono ospitalità a chi fugge da paesi in stato di guerra, carestia o calamità naturali. Questi enti si accordano con associazioni, ong o chiese del territorio di provenienza dei migranti. Le fonti di finanziamento per garantire i progetti derivano dall’otto per mille dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi e dalle campagne di raccolta fondi della comunità di Sant’Egidio.

La legalità dei corridoi umanitari è assicurata dal fatto che la lista dei beneficiari, ossia dei migranti che verranno accolti, viene trasmessa al ministero dell’interno ed alle autorità consolari italiane del paese di provenienza. Queste ultime rilasciano i visti umanitari, che permettono ai migranti di soggiornare in Italia (ma non in un altro paese membro dell’UE).

Un vantaggio evidente dei corridoi umanitari è la sicurezza della via d’arrivo in Europa. I migranti non cadono in mano ai trafficanti di esseri umani e non affrontano viaggi disperati attraverso il Mediterraneo. Inoltre il fatto che le associazioni che offrono ospitalità siano specializzate nell’accoglienza garantisce una maggior integrazione nel tessuto sociale. Questi enti infatti hanno già progetti di sostegno all’arrivo dei migranti, dalla scolarizzazione all’apprendimento della lingua italiana, a percorsi professionalizzanti. Un potenziamento del modello d’accoglienza diffusa, insomma, che rende replicabili esperienze felici come quella di Uggiano la Chiesa, un paesino pugliese.

Ma perché l’Europa non ha ancora fatto dei corridoi umanitari una priorità della propria agenda politica?

Che l’avvio di corridoi umanitari europei sia urgente è sotto gli occhi di tutti; l’ultima tragedia in ordine di tempo – l’incendio nel campo profughi di Moria a Lesbo – è un’ulteriore conferma della necessità di garantire dei canali d’arrivo nel continente sicuri per i migranti. La Federazione delle chiese evangeliche in Italia e Mediterranean hope si sono attivate nel portare la questione ai “piani alti” delle istituzioni europee. Tali realtà religiose hanno presentato, nel dicembre 2019, una proposta formale all’Europarlamento e quest’estate hanno inviato una lettera di sollecito al ministro dell’interno Lamorgese ed al viceministro degli esteri Del Re.

Il modello italiano è stato sinora attuato in Belgio, in Francia, a San Marino e in Andorra. La replicabilità dei corridoi umanitari consente a molti più richiedenti asilo di approdare in Europa in modo sicuro e regolare; pare che dal 2016 i migranti accolti nel continente tramite i corridoi umanitari siano stati 3.200, di cui 2.600 solo in Italia. Pochi, a fronte degli oltre 50 mila migranti che solo nel 2020 sono arrivati tramite vie d’accesso poco sicure. Nel settembre scorso la comunità di Sant’Egidio ha firmato un ulteriore accordo col ministero dell’interno per consentire l’ingresso sul territorio di trecento richiedenti asilo provenienti dal campo profughi di Moria.

Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo tace sui corridoi umanitari. Viene da chiedersi perché una pratica collaudata di gestione dei richiedenti asilo non sia parte integrante della direzione futura delle politiche europee. Una buona pratica, che nasce dalla società civile e che dà un esempio vincente anche alle istituzioni che – ancora una volta – stanno a guardare.