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MIGRAZIONI: media, comunicazione per un portale di informazione

Perché un portale e perché indirizzato in modo specifico sul tema delle migrazioni sono domande a cui vogliamo provare a dare risposte non certo con la convinzione di aggiungere il nostro “Verbo” alle tante pagine, on line o su carta stampata, che stanno arricchendo il mondo della comunicazione, ma per avviare un confronto con quanti vogliono superare la fase del solo, per quanto importante ed irrinunciabile, impegno solidale.

Ad oggi il tema dei migranti pare sia diventato il macigno che ha “improvvisamente” affondato la comunicazione politica e mediatica dell’intera nazione e dell’Europa mediterranea.

Cinismo, pietismo, razzismo, sensazionalismo, e via elencando, sono alcune delle tante chiavi di lettura degli approcci al tema.

Citando Eco, “legioni di imbecilli” hanno inquinato irrimediabilmente il dibattito con fake news e commenti decerebrati all’insegna delle mitologie più tristi e deplorevoli della nostra storia.

Buona parte della politica italiana ha dimostrato – ancora una volta – di non essere interessata a mettere al centro del dibattito i principi più elementari della convivenza tra Esseri Umani. Tutto è finito nel tritacarne elettorale generando odio e risentimento.

L’idea del migrante

I migranti, legittimi soggetti di una narrazione mancata, sono stati e sono ancora solo apparentemente al centro dell’attenzione. Mentre invece al centro dell’attenzione ci sono le nostre idee di migrante: Il migrante debole, indifeso, vittima della storia in balia di un destino tragico e ineluttabile; lo sporco invasore poco avvezzo all’igiene personale essenzialmente incolto
che viene ad ingrassare la criminalità delle nostre città; gente che muore perché è povera. E via semplificando…

Noi con il nostro contributo chiediamo invece di operare una rivoluzione copernicana e restituire, tanto per cominciare, la titolarità della narrazione alle persone che stanno determinando questo fenomeno: i migranti.

I migranti sono coloro che giungono, attraversano o lasciano l’Italia. Anche i cervelli (più tutti gli altri organi) in fuga. Non importa la nazione di provenienza, importa la vicenda umana che li contraddistingue e li definisce: uomini che hanno deciso di muoversi per cambiare, in un modo o
nell’altro, il corso della loro vita. Uomini che incontrano una serie di avversità ma anche di opportunità. Uomini che ridisegnano i confini culturali secondo principi non misurabili e riducibili geometricamente: uomini e donne. Ecco perché ci sembra opportuno, per non dimenticare, usare per indicarli il termine “I/le migranti”.

Il ruolo della comunicazione

Ripensare la comunicazione in funzione di questo rovesciamento di prospettiva non vuol dire provare a cogliere di volta in volta una chiave di interpretazione che tenga conto di tutto quello che c’è prima e dopo una persona in movimento.

Dovremmo “concederci il lusso” di ripensare l’utilizzo degli strumenti e dei canali di comunicazione.

Forse non si tratterà più di comunicare qualcosa ma di scoprire se quel qualcosa può essere comunicato e, qualora fosse possibile farlo, come?

Diritti e questione sociale

L’Italia è un paese che non riesce a fare pace con la propria storia “migratoria”. Questo è un paese che è passato dal essere solo ed esclusivamente paese di emigrazione a paese di immigrazione quasi senza che gli “italiani” se ne accorgessero. Rimane irrisolta la questione di una serie legge che pianifichi e regolamenti la presenza degli/delle immigrati; rimane ferma al punto di partenza una seria riforma della legge per la concessione della cittadinanza. L’Italia è rimasto unico paese Ocse a basare la sua legge sulla cittadinanza sullo “Ius sanguinis”.

E proprio sulla questione della “cittadinanza” vogliamo cercare di capire tanto più che sempre più spesso i/le migranti stanno mettendo al centro delle proprie rivendicazioni il diritto alla libera circolazione che è sempre più connotato come “diritto alla fuga” ed affrontare da questo versante
il problema dei diritti “negati” ai figli degli immigrati che l’attuale legislazione in materia impone una sorta di “deficit di cittadinanza”: accesso a servizi e professioni ecc.

Il femomeno migratorio

Gli spostamenti di popolazioni o migrazioni sono un aspetto intrinseco dell’evoluzione e della diffusione umana su gran parte della superficie terrestre. Per capire il grado di complessità dei fenomeni migratori a cui oggi si è giunti occorre tenere presente i cambiamenti economici e
politici avvenuti in alcune zone del pianeta, come ad esempio la nascita e lo sviluppo del capitalismo, e che hanno in modo determinante influenzato le altre economie mondiali. E che al “vecchio” colonialismo si sta imponendo e mai in modo indolore per le popolazioni che si ritrovano a subirlo un nuovo colonialismo che come il primo si ripresenta come pratica riduzione di
intere comunità alla subordinazione, economica, sociale e politica che rasenta i limiti della schiavitù oltre la sistematica rapina delle risorse. Solo partendo da ciò si può comprendere la forte dipendenza che oggi le zone meno sviluppate del mondo hanno nei confronti di quelle avanzate
(America del Nord e Europa occidentale).

Perchè si emigra?

Sappiamo però che è impossibile generalizzare quando si parla dei fenomeni migratori. Questo perché molteplici sono le cause per cui una persona, delle minoranze o intere popolazioni si spostano da un luogo all’altro. Vi possono essere motivazioni politiche, economiche e sociali molto diversi da gruppo a gruppo. Eppure in Occidente, nell’Europa e nel mondo dei confini si distingue tra i rifugiati (coloro che sono in attesa di asilo politico) che fuggono da situazioni discriminanti che opprimendo la loro identità culturale o politica, ne rendono impossibile la crescita materiale e culturale della persona; ed il gruppo degli immigrati cosiddetti “economici” che spinti dalla povertà di reddito scelgono la strada dell’emigrazione. Noi sappiamo che nessuna di queste cause
agisce da sola ed è qui la difficoltà maggiore nella descrizione dei flussi migratori e nella successiva elaborazione di politiche attive, e non solo in risposta alle emergenze umanitarie, rivolte all’immigrazione.

Il fenomeno dello spostamento di popolazioni non è nuovo all’Europa, e all’Italia in particolare. Appena un secolo fa, fra i mille sguardi spauriti e attoniti che si sporgevano dai bastimenti o dai finestrini dei treni c’erano anche quelli di emigranti italiani che fuggivano dallo spettro della fame, in cerca di una migliore fortuna, in America o nel nord Europa.

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