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La condizione estrema dei richiedenti asilo in Australia

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Entrare illegalmente in Australia è impossibile. Chi ci prova viene arrestato e immediatamente trasferito nei centri di detenzione delle isole di Manus (Papa Nuova Guinea), nella repubblica di  Nauru (stato annesso all’Australia) e nell’Isola di Natale (riaperta a febbraio 2019 dopo la chiusura del 2018 a seguito di proteste).

La legislazione sull’immigrazione in Australia, infatti, è considerata tra le più rigide al mondo. La cosiddetta “Pacific Solution” attualmente in vigore sancisce che tutti coloro (senza distinzione tra adulti e bambini) ai quali non viene riconosciuto lo status di rifugiato politico sono respinti o deportati. E nell’attesa di sapere quale sarà il loro destino, vengono rinchiusi in centri detentivi.

Gli hotel a cinque stelle messi a disposizione per i richiedenti asilo non sono “di lusso”

Non tutti i richiedenti asilo vengono “accolti” nei centri di detenzione standard: il ritorno all’utilizzo degli hotel per la detenzione dei migranti è una tendenza preoccupante, in particolare alla luce della pandemia di COVID-19.

Gli attivisti del Centro per i diritti umani in Australia (HRLC) hanno fatto presente al Governo che gli hotel non sono «luoghi di detenzione appropriati».

Alcuni media (non è un’esclusiva italiana!) hanno definito la detenzione dei richiedenti asilo in questi hotel come una sistemazione di lusso a spese dei contribuenti.

Purtroppo nulla di così lontano dalla realtà. Nessun lusso per gli “ospiti”. Questa sistemazione è indiscutibilmente un luogo di detenzione con impatti indicibili sulla salute fisica e mentale.

Preoccupazioni relative al coronavirus

La crisi COVID-19 ha suscitato notevoli preoccupazioni aggiuntive per i detenuti degli hotel, che hanno segnalato misure minime o inesistenti per prevenire un focolaio.

Come più volte denunciato le condizioni anguste nelle camere d’albergo, negli spazi comuni e nelle aree pranzo non sono state affrontate. Tuttavia, anziché ridurre i numeri, i trasferimenti verso questi hotel sono aumentati.

Azimitabar, rifugiato curdo-iraniano, accolto nell’hotel Mantra ha dichiarato ad “AlJazeera“: «Io resto ventitré ore al giorno nella mia stanza, uscire è pericoloso perché ci sono molti ufficiali che lavorano qui, circa 60 che fanno turni giornalieri e notturni escono ed entrano senza essere sottoposti ad alcun controllo».

Il professor Josh Davis, presidente dell’Australasian Society for Infectious Diseases (ASID), ha affermato, in un intervista al “Guardian“, che «in alloggi chiusi e in stile dormitorio – come i centri di detenzione per immigrazione – non è possibile mantenere il distanziamento sociale

Ospitarli in comunità

«È molto probabile che se il coronavirus circola nella comunità, prima o poi verrà introdotto in uno di questi centri di detenzione. E una volta che ciò accadrà, si diffonderà come un incendio – come è accaduto in altri ambienti chiusi come nelle navi da crociera.»

Davis ha affermato inoltre che «la soluzione migliore sarebbe quella di rilasciare i detenuti e ospitarli nella comunità, e osserva che altri paesi – come la Turchia e l’Iran – lo hanno già fatto con i loro detenuti. Le misure di allontanamento sociale adottate in tutta l’Australia sembrano arrestare la diffusione del coronavirus nella comunità generale. Ma il governo australiano continua a non fornire adeguate protezioni a molti gruppi che sono maggiormente a rischio. Includono gli aborigeni e le isole dello Stretto di Torres nelle comunità remote, le persone nelle carceri e nei centri di detenzione dei giovani e coloro che sono costretti a rimanere luoghi di detenzione per immigrazione. Ciò lascia loro e il resto di noi a grave rischio di infezione.»

Le proteste in auto sono sicure, i centri di detenzione no

Gli attivisti del Rac (Refugee Action Collective) raccontano, dal loro sito ufficiale, che l’attivista e portavoce Chris Breen è stato arrestato a casa sua prima della protesta del Mantra Hotel avvenuta Venerdì Santo contro la detenzione di rifugiati. La polizia ha inflitto 26 multe ai manifestanti che manifestavano rispettando le direttive di distanziamento sociale.

«È sbalorditivo!.- ha affermato Breen – La nostra protesta era altamente sicura, con solo due persone (della stessa famiglia) per auto e nessuno è uscito dall’auto che occupava. La nostra protesta era più sicura dell’andare a fare shopping o di viaggiare con i mezzi pubblici.»

«Le persone sono stipate fino a 4 in ogni stanza di hotel. A Kangaroo Point a Brisbane i rifugiati si trovano a una distanza massima di 65 cm nelle code per prendere i pasti. Non è possibile mantenere distanze fisiche. È solo questione di tempo prima che il coronavirus devasti i centri di detenzione, siamo pronti a ospitarli, lasciate che la comunità si prenda cura di loro.»

Richieste al Premier Daniel Andrews

Oltre 1200 medici hanno firmato una lettera in cui si chiede il rilascio dei rifugiati dalla detenzione. I parlamentari federali dell’ALP Ged Kearney e Peter Khalil hanno chiesto il rilascio dei rifugiati nel Mantra e il sostegno al reddito per quelli della comunità.

Chiedono al Premier, dello Stato di Victoria, Daniel Andrews di fare tutto ciò è in suo potere per liberare i rifugiati, revocare multe e accuse e consentire proteste pubbliche sicure.

I rifugiati hanno bisogno della protezione del Governo tanto quanto ne abbiamo noi.