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La modifica dei decreti Salvini, fra cambiamenti veri e presunti

Nel Mondo

Il 5 ottobre scorso il Consiglio dei ministri ha approvato la modifica ai decreti Salvini, conosciuti anche come decreti sicurezza. I due atti, voluti dall’allora ministro dell’interno, erano stati approvati tra il 2018 e il 2019 durante il governo di coalizione Lega-M5S. La modifica non è ancora stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed è oggetto di discussione tra le forze politiche.

Fra i punti più critici dei decreti Salvini c’erano un’impostazione repressiva dei diritti dei migranti e l’eccessiva criminalizzazione nei confronti dei salvataggi in mare delle navi delle ONG. Profili che avevano suscitato molte critiche, non solo fra le associazioni e gli enti attivi nel campo dell’accoglienza, ma anche fra i vertici istituzionali. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nell’atto di controfirmare i decreti, aveva auspicato un nuovo intervento legislativo, richiamando le leggi internazionali che obbligano anche l’Italia a salvare vite in mare.

Per capire quali sono i punti centrali della modifica dei decreti Salvini, cosa cambierà nel sistema d’accoglienza e le criticità abbiamo intervistato l’avvocato Gianluca Dicandia, attivista per i diritti dei migranti che fornisce consulenza legale gratuita presso lo sportello Tuteliamoci di Roma e con il quale avevamo già commentato il provvedimento sulla regolarizzazione dei braccianti.

La modifica ai decreti Salvini ha reintrodotto fra le ipotesi di rilascio del permesso di soggiorno anche quella per ragioni umanitarie, che si chiamerà comunque protezione speciale ma ha un’impostazione diversa. Puoi spiegarci questo cambiamento e quali effetti avrà in termini pratici per i migranti?

«La protezione speciale, introdotta al posto di quella umanitaria dai decreti Salvini, prevedeva il divieto di rimpatrio solo nel caso ci fosse pericolo di tortura o di trattamenti inumani e degradanti nel paese d’origine del migrante, e la richiesta di rinnovo doveva essere reinoltrata e valutata. Col decreto in via di emanazione la casistica è stata ampliata, anche recependo una sentenza della Cassazione del 2019, per cui il migrante che ha stabilito un’effettiva vita familiare e sociale in Italia non può essere rimpatriato, se non troverebbe uguali garanzie nel proprio paese d’origine. Questo ampliamento è importante perché le persone che non potevano accedere alla protezione internazionale [e quindi allo status di rifugiato o protezione sussidiaria, n.d.r.] diventavano irregolari, anche perché non potevano ottenere un permesso di soggiorno per ragioni di lavoro. Con la nuova disciplina, se la Commissione territoriale competente nega l’asilo o la protezione sussidiaria, è possibile che la questura conceda, appunto, la protezione speciale, che ha una durata di due anni ed è convertibile in permesso di soggiorno per ragioni di lavoro, senza necessità di rinnovare di anno in anno e produrre la relativa documentazione.»

La modifica dei decreti Salvini, quindi, andrebbe a diminuire i casi di irregolarità dei migranti.

«Sì, specie per tutte quelle persone a cui è scaduto il permesso di soggiorno per protezione umanitaria, che non hanno potuto rinnovarla o che non hanno potuto accedere alla protezione sociale dei decreti Salvini perché le condizioni erano troppo restrittive. Uno dei problemi che si è presentato in questi mesi, dopo l’introduzione dei decreti sicurezza, è stato, appunto, quello relativo alla conversione della scaduta protezione umanitaria in permesso di soggiorno per motivi lavorativi. Per fare ciò è necessario essere in possesso di un documento di identità del paese di provenienza (passaporto). Sono però note le difficoltà che in alcune ambasciate i richiedenti riscontrano per ottenerlo. Queste situazioni sono evitabili con la modifica dei decreti Salvini perché con la protezione speciale, rinnovabile ogni due anni, non ci sarà bisogno del passaporto e si potrà, quantomeno, “tamponare” una situazione che però avrà bisogno di un intervento radicale per essere davvero risolta. Da questo punto di vista spero che venga approvato l’emendamento sull’applicazione retroattiva della nuova disciplina in favore degli ex titolari della protezione umanitaria, scaduta in questi due anni, proprio per farli uscire dalla condizione di irregolarità.»

È stata introdotta anche l’ipotesi della convertibilità della protezione speciale e di altre ipotesi di permesso di soggiorno in ragioni lavorative. Come funziona?

«Coi decreti Salvini il permesso di soggiorno poteva essere convertito per ragioni di lavoro in pochissimi casi, con un maggior rischio che i migranti diventassero irregolari e venissero rimpatriati. Con la nuova disciplina verrebbe estesa la possibilità di conversione anche a nuove ipotesi, come quelle per calamità, per residenza elettiva, per motivi religiosi, per assistenza ai minori. È importante specie la convertibilità di quest’ultimo perché coi decreti Salvini, quando un ragazzo diventava maggiorenne, il permesso del genitore era provvisorio; durava finché il tribunale per i minorenni riteneva vi fosse la necessità della presenza dei genitori. Se il tribunale avesse accertato il venir meno di questa necessità, il genitore non avrebbe potuto convertire questo permesso per ragioni lavorative, quindi c’era il rischio che venisse rimpatriato.»

È caduto anche il divieto di registrazione alle anagrafi comunali per i richiedenti asilo. Quali sono gli effetti?

«Questo è un altro profilo positivo, perché in questo modo i richiedenti asilo hanno la possibilità di integrarsi effettivamente nel tessuto sociale. Coi decreti Salvini i richiedenti protezione non potevano avere la residenza in un comune italiano e, di conseguenza, accedere a tutti i servizi connessi; penso alla sanità, ai servizi comunali, alla scuola.»

È stata preannunciato anche un nuovo “Sistema di accoglienza ed integrazione” che sostituirà il SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati). Si tratta di un semplice cambio di nome o ci saranno modifiche sostanziali nella gestione dei richiedenti asilo?

«Bisogna capire come verranno attuate le nuove disposizioni e se verranno stanziati i fondi. I richiedenti asilo e i migranti in casi speciali hanno diritto all’accoglienza in questo nuovo sistema, ma nei limiti dei posti disponibili programmati nel piano nazionale di ripartizione, che è biennale ed è già stato stilato [d’intesa tra ministero dell’interno e l’Associazione nazionale comuni italiani, n.d.r.]. Poi anche le risorse; i richiedenti che sono stati rimandati nei CAS [centri accoglienza starodinaria n.d.r.] e che non potevano più accedere allo SPRAR [ex SIPROIMI, n.d.r.] coi decreti Salvini non hanno potuto ricevere assistenza legale, né hanno potuto intraprendere un percorso scolastico per imparare la lingua; non hanno potuto accedere ai servizi minimi che li avrebbero accompagnati in un percorso di inserimento lavorativo. Visto che il decreto non parla di nuovi investimenti, non è chiaro a quali servizi avranno diritto i richiedenti asilo, pur se accolti all’interno dei SIPROIMI.»    

E per quanto riguarda le navi delle ONG? Il decreto ha diminuito l’entità delle multe per i salvataggi in mare, ed ha eliminato il sequestro preventivo delle imbarcazioni.

«Se rimangono le multe non si fa altro che seguire la parabola sinora percorsa dai governi che si sono avvicendati. Le ONG potrebbero commettere comunque un reato, ma salvare vite umane non può essere un reato. Sarebbero serviti maggior coraggio ed un netto segnale di discontinuità, da questo punto di vista. In termini elettorali le politiche pro migranti non pagano, in questo momento. Prima dei decreti Minniti, che hanno introdotto codici di condotta e divieto di ingresso nei porti nel caso di violazione di questi codici, c’era un atteggiamento cooperativo tra le navi delle ONG e le autorità italiane (guardia costiera anzitutto); la modifica dei decreti sicurezza, invece, continuerebbe a criminalizzare i salvataggi in mare.»

Per quanto riguarda i CPR (Centri permanenti per il rimpatrio) è prevista un tempo massimo minore di detenzione per il rimpatrio, 90 giorni invece che 180. Però sembra che sia rimasta immutata la condizione dei migranti in queste strutture.

«Sì, il regime di detenzione amministrativa rimane immutato. Tra l’altro è stato previsto un ampliamento delle ipotesi di arresto in flagranza differita per i reati commessi contro cose o persone all’interno di queste strutture. La flagranza differita è conosciuta rispetto a cortei, manifestazioni e, soprattutto, agli eventi sportivi; l’estensione a questi centri sembra assurda. Nei CPR è normale e giusto, date le condizioni in cui sono costrette a vivere le persone, che ci siano proteste. I migranti rinchiusi nei CPR versano, il più delle volte, in condizioni di precarietà igienico-sanitaria e di reiterate violazioni dei loro diritti. Estendere questo tipo di arresto, che si basa sul fatto di essere semplicemente ripresi da telecamere durante risse o scontri, significa alimentare il rischio che i migranti finiscano in carcere. Senza contare che in questo modo si agisce anche sui comportamenti dei migranti nei CPR, indotti a “fare i bravi” sotto minaccia di una sanzione.»

In generale quindi come trovi questa modifica? Incide poco su come è stato affrontato finora il tema migranti, oppure reca in sé dei cambiamenti sostanziali?

«Sotto alcuni profili la modifica dei decreti Salvini aiuta, specie gli avvocati. Penso alle novità sulla protezione speciale e sulla convertibilità dei permessi di soggiorno. L’impianto della norma rimane però securitario; lo dimostra l’estensione delle misure di prevenzione di daspo, e il continuare a prevederlo sulla base di semplici denunce e non, ad esempio, di una sentenza di I grado. Idem il mantenimento delle multe nei confronti delle ONG. Il sistema continua ancora ad imbrigliare. Sappiamo cosa succede nei CPR e le condizioni in cui versano i migranti; vengono approntate ulteriori armi nei confronti di gente che non ha nulla. A volte le autorità di polizia di queste strutture non accettano nemmeno le denunce da parte dei migranti. Dovrebbe esserci maggior sensibilità nel dibattito pubblico su questo tema.»

L’approccio emergenziale al fenomeno migratorio, insomma, rimane.

«Bisogna capire se verranno stanziati nuovi fondi e se verrà proposto un pacchetto di progetti seri e virtuosi, per quanto riguarda il sistema di accoglienza. Vorrei non vedere più situazioni come quella della Fabbrica della penicillina sulla Tiburtina, a Roma; le condizioni dei migranti erano pessime, e non c’erano solo irregolari, ma anche persone con regolare permesso di soggiorno e richiedenti asilo. L’accoglienza lì ha fallito. Ciò che è successo con Salvini è stato mettere sulla strada coloro che avevano già ottenuto la protezione umanitaria, creando sacche di povertà e senza alle spalle alcun percorso di inclusione sociale. Vedremo i prossimi piani biennali e capiremo se ci sarà una gestione più ordinata.»

Insomma si dovrebbe dare spazio ad una più attenta pianificazione del fenomeno migratorio. Anche per quanto riguarda i migranti economici.

«Sì, bisognerebbe rilanciare nel dibattito pubblico la necessità di percorsi per i migranti che possano effettivamente garantire un’inclusione sociale. A mio avviso andrebbe rivisto anche il sistema di accesso in Italia per i migranti economici, superando il sistema dei decreti flussi, che tra l’altro negli ultimi anni ha consentito l’accesso in Italia ai soli lavoratori altamente specializzati e nei fatti ha chiuso le frontiere per tutti gli altri.»