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La situazione di immigrati e rifugiati in Turchia ai tempi del covid

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Con oltre 130.000 casi accertati, la Turchia è oggi il paese più colpito dal Covid-19 dopo Stati Uniti ed Europa, superando anche l’Iran, epicentro del contagio nella regione mediorientale. E come spesso accade a pagarne il prezzo più alto sono le fasce più deboli: i migranti e i rifugiati in Turchia.

Attualmente 3,7 milioni di rifugiati si trovano in Turchia. Non tutti hanno la fortuna di avere un posto dove trovare ricovero e il rischio contagio aumenta se si pensa alle carenti condizioni igieniche e il difficile accesso alle cure mediche.

La situazione di migranti e rifugiati in Turchia nell’emergenza covid

Metin Çorabatır, presidente dell IGAM (Centro Ricerche Asilo e Migrazioni), riferisce che se prima i rifugiati si rivolgevano alla sua organizzazione, perlopiù per questioni burocratiche e legali, adesso le richieste di aiuto sono tutte di carattere economico.

L’economia turca è stata messa in ginocchio dal Coronavirus, di conseguenza anche molti siriani (che rappresentano la maggioranza dei rifugiati in Turchia) hanno perso il lavoro, non riuscendo più a pagare l’affitto e le altre spese. La maggior parte di loro non può nemmeno acquistare prodotti per l’igiene di base come sapone, pannolini e assorbenti.

Difficoltà di accesso alle cure

Si hanno notizie di alcuni immigrati irregolari ai quali è stato negato il ricovero in ospedale nonostante mostrassero i sintomi COVID-19. Per non parlare degli irregolari che per paura di una detenzione amministrativa preferiscono evitare di rivolgersi ai servizi ospedalieri. In questa confusione generale non viene garantito il principio di non respingimento, come richiesto dal diritto internazionale.

Viene chiesto a tutti di restare in quarantena ma in tempo di crisi i cittadini hanno la priorità. E ai rifugiati chi ci pensa?

«Viviamo insieme, la loro salute è anche salute pubblica e questi aiuti sono della massima importanza» sostiene Çorabatır.

Secondo Prof. Dr. M. Murat Erdoğan il Direttore TAGU (Centro universitario turco-tedesco per la ricerca sulla migrazione e sull’integrazione) «questo non è un peso che la Turchia può sostenere da sola».

«Devono entrare in gioco Enti internazionali come l’UE, le Nazioni Unite e l’Organizzazione mondiale della Sanità, serve urgentemente trasferire delle risorse finanziarie finalizzate alla salute dei non cittadini, rifugiati, richiedenti asilo e non regolarizzati in particolar modo per Paesi come la Turchia che ne hanno accolti molti»

Lo stesso continua dicendo: «Penso che questo sia qualcosa che deve essere fatto molto, molto urgentemente. La Turchia sta già facendo molto, ma per quanto si sforzi, non riesce a tenere il passo. In particolare, quando la tensione politica è così elevata, la pandemia può portare un sentimento di odio nei confronti di immigrati e richiedenti asilo

Che bisogna fare?

«Ogni giorno decine di esperti in televisione spiegano un sacco di cose. Parlano turco, tuttavia, anche noi siamo confusi. Pensa ai rifugiati! – le parole del Prof. Dr. Erdoğan – Molti di loro non sanno né leggere né scrivere! Conoscono solo il pashtun o l’arabo. Come verranno informati?»

«Il periodo post-pandemia dovrebbe essere preso in considerazione tanto quanto il periodo di crisi perché bisogna stabilire una tabella di marcia per rifugiati e immigrati, stiamo parlando di milioni, non di una piccola popolazione.»

Il presidente di IGAM sottolinea l’importanza chiave della situazione in Siria in questo processo: «Finché non ci sarà la pace in Siria non è pensabile che loro possano tornare. Ora, anche in un altro senso, il vero pericolo è in Siria. Il virus si sta diffondendo anche lì e l’infrastruttura sanitaria nel paese è completamente crollata. Potrebbe essere un altro focolaio per l’epidemia o lo è già e noi non lo sappiamo.»