Nigeria, “gabinetti” a cielo aperto, il dramma di 150 bambini di Chokoneze

Nel Mondo
Centinaia di famiglie abbandonate nelle periferie rurali dell’Imo State. Ma dalla Calabria nasce la rete per incentivare adozioni a distanza e supportare le suore del Sacro cuore

Quando si dice: “Stare con le pezze al sedere”. Anzi, in questo caso, neanche quelle, perché ogni giorno ci sono 150 bambini che frequentano una scuola senza i normali servizi igienici. Non hanno il gabinetto e sono costretti a espletare i loro bisogni fisiologici all’esterno dell’istituto. Come se fossero cani a passeggio. Mentre indignano, giustamente, le immagini pubblicate a valanga sui social nelle ultime settimane, che testimoniano il dramma dei profughi intrappolati sotto le abbondanti nevicate di Lipa, in Bosnia, alla redazione del Migrante sono arrivati due video che raccontano una realtà altrettanto inaccettabile. Il dramma di centinaia di bambini dall’Africa nera, anzi proprio al buio, senza i diritti umani più basilari. 

Una suora filma con il suo smartphone i bambini della St Benedict primary and nursery school, nel villaggio di Chokoneze, nella regione Oboama Ezinihitte Mbaise, una delle 27 province in cui è diviso l’Imo State, tra le regioni più povere della Nigeria. Qui, a fine dicembre, le autorità sanitarie davano l’allarme su una nuova e pericolosa variante del coronavirus.

“Vedete, i bambini fanno pipì qui fuori perché non abbiamo il bagno”, lamenta sister Cristina, dell’ordine del Sacro Cuore, ordine che ha sede in Sicilia, a Ragusa. “Sono bimbi di 2 e 3 anni” – commenta la suora – con l’uniforme rosa della scuola, che usano un giardino come un water collettivo a cielo aperto.

Video girato un anno fa
Video girato due settimane fa
Periferie dimenticate, scuole aperte solo nelle grandi città

Dopo 5 mesi di chiusura, causa covid-19, se nelle grandi città come la capitale Abuja, Lagos, Jos, capitale dello Stato di Plateu, a partire da ottobre le lezioni sono state più o meno garantite – lamentano le consorelle – in posti come Chokoneze, agglomerato rurale di piccole dimensioni, tra i 4 e i 5 mila abitanti, dove l’unica forma di economia è la povertà, i bambini sono rientrati tra i “banchi”, solo due settimane fa. In realtà neanche tutti, visto l’alto tasso di dispersione scolastica.

Le missionarie del Sacro Cuore sono presenti dal 1995 nell’Imo State, dove gestiscono l’orfanotrofio St Anthony, nel villaggio di Umunama, casa per 15 bambini “homeless”, che dista circa mezzora di auto (per chi ce l’ha), dalla scuola primaria in questione, Saint Benedict.

Tramite diversi e complicati tentativi di collegamento via whatsapp – del resto in un posto senza bagni né cibo, internet sarebbe un lusso – le suore ci raccontano il loro dramma. Gestiscono quella struttura dal 2017, costruita nel 2005 per volere di un prete che, prima di morire, l’aveva consegnata sua volta a padre Iwejo, prete missionario che però 4 anni fa è andato in un’altra diocesi. Così Cristina e altre cinque sisters, si sono ritrovate a dover accudire decine di bambini in una delle zone messe peggio del continente nero, tirando a campare per la totale assenza di risorse.

I bambini a rischio sequestri e condannati all’abbandono scolastico

La cifra che per noi corrisponde a meno di due caffè, per le famiglie di Chokoneze e dintorni è una retta scolastica mensile. Ogni mese la St Benedict, scuola privata, come quasi tutte, costerebbe 3000 neira (3 euro) che però in molti non possono permettersi. Infatti “non tutte le famiglie pagano – precisa suor Cristina – e noi non pretendiamo. Ma siamo in grande difficoltà, perché oltre a mancare i bagni, qui manca praticamente tutto, generi alimentari essenziali, medicine, indumenti per i più piccoli, e anche quaderni e materiale per permettere loro di studiare”.

Un inferno in terra in cui questi bambini sono fortunati ogni giorno, già solo se riescono a raggiungere quelle tavole di legno, a mo’ di banchi sgangherati. Tutta la Nigeria è un paese altamente insicuro, e l’Imo State è uno degli stati più pericolosi della Paese, dove Boko Haram e altri gruppuscoli terroristici minacciano in continuazione la popolazione. Soprattutto i bambini che ogni giorno macinano chilometri a piedi, dai villaggi in cui abitano, per raggiungere le scuole. I luoghi di educazione e formazione, sono purtroppo tra i bersagli preferiti dei terroristi nigeriani.

A metà dicembre il governo si era visto costretto a chiudere tutti gli istituti in cinque Stati, dopo la sparizione di 333 bambini, sequestrati nella foresta di Zango Paula, rapiti dai jihadisti di Boko Haram con un blitz in una scuola maschile a Katsina, nord ovest del Paese.

“Esiste un solo Dio”

Lo stesso Abubakar Skehau, leader di Boko Haram, conosciuto anche come Darul Tahweed (con un significato islamico simile a “esiste un solo Dio”), aveva poi rivendicato tutto con un video diffuso online e un messaggio contro il “modello di educazione occidentale non permesso da Allah”.

Abubakar Shekau, leader di Boko Haram, immagine dal web

Nello stesso periodo era stato rapito, proprio nell’Imo State, padre Valentine Oluchukwu Ezeagu, rilasciato poi il 16 dicembre. In Paesi come la Nigeria, scuole e chiese – che in molti casi sono la stessa cosa, dato che la maggior parte degli istituti scolastici è gestito da enti religiosi, impegnati a garantire il diritto all’istruzione alle fasce più critiche della popolazione – finiscono spesso nel mirino dei fondamentalisti islamici, che usano i sequestri a scopo estorsivo.

“Anche i nostri bambini sono sempre in pericolo”, avvertono da Chokoneze le sorelle del Sacro Cuore, che avrebbero bisogno di urgenti aiuti economici e umanitari. Così come altri villaggi, nel raggio di 30 chilometri, segnala suor Nouncia Oluchi, consorella del Sacro Cuore, operatrice in una casa famiglia in Calabria, a Corigliano, in provincia di Cosenza. Oluchi è originaria della comunità di Oboama e, oltre a metterci in contatto con le sue colleghe di Chokoneze, ci racconta di un’altra emergenza, la Community Oboama Ezinihitte Mbaise. Scuola primaria anche questa, ‘costruita’ – per modo di dire – nel 1956 e lasciata poi abbandonata a causa della povertà “che non ha consentito la manutenzione” prova a motivare lei.

Video girato da una delle suore della Community School di Oboama, dove molti dei 400 studenti sono costretti a fare lezione per terra

Per dire, qui mancano i pavimenti e i bambini, come testimoniano le immagini che la suora ci ha inviato, sono costretti a fare lezione seduti sul cemento. “Gli scolari lì sono quasi 500 – avverte Oluchi – anche se riescono a frequentare in 300, ma i banchi e le sedie non bastano per tutti. Insegnanti e famiglie sono abbandonati a loro stessi, nessuno li aiuta e le autorità locali sono del tutto assenti”.

La Calabria vuole “adottare” Chokoneze

Proprio dalla Calabria qualcosa si sta muovendo per aiutare i bambini dell’Imo State. Perché la sorella Oluchi è riuscita a coinvolgere alcuni operatori sociali nel tentativo di costituire una organizzazione non governativa. Con un duplice obiettivo: avviare percorsi di adozione internazionale e, naturalmente, trovare fondi, risorse e ditte qualificate per regalare finalmente dei normali servizi igienici ai pargoli di Chokoneze.

“Nei prossimi 3 mesi dovremmo riuscire ad avviare questo progetto – promette Emilia Soda, progettista sociale di Rogliano, borgo del Cosentino nella Valle del Savuto – per entrare nella rete degli enti accreditati dalla Cai, Commissione adozioni internazionali. Ci sono già numerosi enti e famiglie che stanno aspettando di poter contribuire”. Tramite alcuni partenariati – prosegue – lei e i suoi colleghi sperano di avviare iniziative nel commercio equo e solidale per aiutare la popolazione nigeriana ad auto produrre il cibo e avviare startup per l’import-export.

Perché vicino alla scuola senza bagni – precisa Soda – ci sono alcuni terreni coltivabili che, con un progetto di agricoltura sociale, potrebbero godere di aiuti governativi. L’intenzione è quella di organizzare a Cosenza o a Rogliano, a ridosso dell’estate, pandemia permettendo, un grande  evento pubblico, di arte e musica, per presentare tutto il progetto e raccogliere fondi per aiutare la Nigeria.  

La redazione del Migrante continuerà a seguire l’iter del progetto, con la possibilità di contribuire, non appena sarà possibile, anche attraverso una raccolta fondi di supporto alle suore e al gruppo di operatori sociali calabresi, per aiutare i bambini di Chokoneze. Non dimentichiamo che “dal letame nascono i fior”.