italiani senza cittadinanza

Quali sono i problemi degli italiani senza cittadinanza

Nel Mondo

Lo scorso 5 ottobre le modifiche ai Decreti Salvini approvate dal Consiglio dei Ministri hanno rilanciato, fra le tante cose, anche il dibattito sugli “italiani senza cittadinanza” o seconde generazioni.

Fra le modifiche, infatti, vi è stata la riduzione (da 4 a 3 anni) dei tempi di attesa per le pratiche di cittadinanza. Una riduzione che è stata ritenuta quasi superflua, una mossa pavida che di fatti poco ha cambiato per tutti i cittadini stranieri – e per gli italiani senza cittadinanza – per quanto riguarda il loro iter burocratico.

Come si acquisisce la cittadinanza italiana?

La legge sulla cittadinanza italiana è regolata da una legge del ‘92, che stabilisce che si è cittadini italiani principalmente per ius sanguinis. Per i cittadini stranieri immigrati in Italia, invece, è possibile fare richiesta o dopo il matrimonio con una persona con la cittadinanza italiana o dopo 10 anni di residenza continuativa in Italia con determinati requisiti (e cioè fedina penale pulita e reddito sufficiente per il sostentamento).

Per quanto riguarda invece i figli di stranieri, nati e vissuti in Italia e italiani sotto tutti gli altri punti di vista, la cittadinanza può essere richiesta soltanto al compimento del 18esimo anno di età. Anche loro, però, devono dimostrare di aver risieduto ininterrottamente fino a quel momento in Italia: un requisito che non sempre è facile dimostrare. Per questo in molti stanno lottando per lo ius culturae o lo ius soli temperato.

Così, la modifica ai Decreti Salvini, che ha ridotto di solo un anno il tempo di attesa degli iter burocratici della cittadinanza, è sembrata più che altro una beffa inserita all’interno di un sistema che già di per sé è complicato che non garantisce uguali diritti.

Takoua Ben Mohamed, fumettista italiana di origine tunisina, così ha commentato la vicenda sul suo profilo Facebook:

“Che presa per i fondelli! Anche se cambiate da 2 a 4 a 3 la burocrazie è e resta comunque esageratamente lenta con o senza decreto per noi altri comuni mortali che non guadagnano milioni di euro all’anno!”

Gli italiani senza cittadinanza, infatti, sono dei veri e propri cittadini di serie B. Quali sono le differenze con chi invece è considerato italiano anche dallo Stato?

Prima di tutto, c’è il rischio – dopo essere nati e cresciuti in Italia – di non riuscire effettivamente a conseguire la cittadinanza. Questo perché non sempre è facile dimostrare una residenza continua e ininterrotta nel paese per la precarietà di vita di alcune di queste famiglie o per la loro situazione irregolare sul territorio (anche solo per un breve periodo). Inoltre, si ha soltanto un anno di tempo per consegnare la documentazione: anche questo può costituire un ulteriore ostacolo.

Inoltre, per tutti gli anni in cui si vive in Italia senza la cittadinanza, tutti questi ragazzi e bambini non possono svolgere alcune attività al pari dei loro coetanei italiani.

Un esempio banale può essere la partecipazione ai concorsi pubblici, che è possibile solo per chi ha la cittadinanza italiana. In questo caso, i tempi di attesa per il completamento della pratica possono rivelarsi determinanti nella partecipazione ad un concorso.

O ancora una gita scolastica in un paese extraeuropeo: chi non ha la cittadinanza italiana non è detto abbia un passaporto che permetta la stessa mobilità.

C’è poi lo sport. Come ci ha raccontato anche la Tam Tam Basketball, le squadre di basket che hanno più di 2 cittadini stranieri non possono partecipare ai campionati nazionali FIP. Ma il paradosso, qui, è che questi cittadini sono stranieri soltanto agli occhi dello Stato.

In generale, fino all’ottenimento della cittadinanza tutte queste persone vivono una vita in bilico, fatta anche di minori possibilità, incertezza e impossibilità di autodeterminare il proprio futuro e le proprie scelte.