rotte migratorie

Quali sono le rotte migratorie verso l’Europa?

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Sentiamo parlare ogni giorno di migranti e sbarchi sulle nostre coste come se vi fosse un’invasione o come se l’arrivo a Lampedusa fosse l’unico ingresso per l’Europa. In realtà, sono diverse le rotte migratorie battute da tutte quelle persone che – impossibilitate ad arrivare attraverso vie sicure e legali – decidono di partire senza documenti e rischiando la vita.

Secondo i dati raccolti dall’UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), i migranti arrivati in Europa (e in particolare in Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta) nel 2020 sono 53.750, di cui 48.913 via mare e 4.837 via terra.

Le rotte migratorie da Africa, Medio Oriente e Sud-est asiatico verso l’Europa

Una delle rotte migratorie di cui sentiamo più parlare è quella del Mediterraneo Centrale, che si sviluppa secondo tre direttrici: la rotta libica, quella tunisina e quella algerina. Italia e Malta sono i principali paesi europei di arrivo. Negli ultimi mesi, abbiamo sentito parlare molto di questa rotta per via del sovraffollamento nell’hotspot di Lampedusa e del rinnovo degli accordi Italia-Libia, ma anche per via della crisi tunisina che ha portato ad un gran numero di sbarchi nei mesi estivi.

Mappa presa da Il Messaggero

Sempre nel Mediterraneo, ma meno chiacchierata dai media nostrani, è la rotta occidentale. Si tratta del percorso intrapreso da chi sceglie di partire dal Marocco per andare verso la Spagna. Anche qui, molti migranti tentano la traversata del Mediterraneo. In alcuni casi, però, cercano di entrare via terra grazie alle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla in territorio marocchino.

C’è poi la rotta del Mediterraneo Orientale che riguarda la Turchia come principale paese di partenza. Da qui i profughi arrivano nelle isole greche (prima fra tutte Lesbo) ma anche in Italia (soprattutto sulle coste calabresi e pugliesi). Si tratta soprattutto di curdi, siriani, afghani e persone provenienti dal Sud-est asiatico (Pakistan e Bangladesh in primis), che riescono ad arrivare in Italia dopo lunghi mesi di viaggio attraverso dall’Oriente.

Infine, la rotta balcanica. Chi batte questa rotta, parte per un lungo viaggio dalla Turchia attraverso i Balcani. Si passa da Macedonia, Montenegro e Serbia per arrivare generalmente in Croazia, che fa parte dell’Unione Europea. Questa rotta è sempre più controllata e militarizzata: sono tantissimi i casi di respingimenti e violenze operate da parte della polizia croata. Chi riesce a passare, prosegue il percorso attraverso la Slovenia e in Italia attraverso il Friuli Venezia Giulia, dove il Ministro dell’Interno Lamorgese ha annunciato un incremento di pattuglie e controlli.

Da qualsiasi punto di vista le si guardi, si può notare come le rotte migratorie siano sempre più pericolose per i migranti e militarizzate (o attraverso un’esternalizzazione della frontiera in paesi terzi che di fatti bloccano l’arrivo di migranti – come la Turchia o la Libia – o attraverso la militarizzazione dei confini).

La frontiera continua ad essere quel meccanismo dispotico che divide fra la vita e la morte, dove ogni diritto umano viene annullato. Fino a che esisteranno frontiere, vorrà dire che migrare significherà – per chi non trova vie di accesso sicure e legali – rischiare la vita. E che la migrazione continuerà ad essere una continua “emergenza” che i politici a caccia di consenso non vogliono gestire.