Sgombero dei migranti: ecco i progetti di inclusione. Ma per molti resta la strada.

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Dallo sgombero del Baobab a quello della ex fabbrica di Penicillina di via Tiburtina. Che fine hanno fatto le persone che vivevano li prima delle operazioni di polizia?

Cosa succede dopo uno sgombero? Fatto l’intervento delle forze dell’ordine, e delle ruspe, poco si sa del destino delle persone allontanate. A distanza di poco più di un mese l’uno dall’altro (il 13 novembre il piazzale Maslax di Baobab Experience, il 10 dicembre la ex Penicillina) Roma si è trasformata inevitabilmente nella “capitale della ruspa”, con un forte impatto mediato soprattutto a “beneficio” della politica nazionale.

Il più atteso, e temuto, è stato lo sgombero della fabbrica abbandonata alle porte di San Basilio, dal quale sono state 150 le persone accolte dal circuito di accoglienza del Comune. Un centinaio i migranti fatti rientrare nei centri d’accoglienza con un progetto di “inclusione sociale” della durata “di sei mesi, con possibilità di ulteriori proroghe in base al progetto individuale elaborato”, spiega Chiara Monaco, responsabile del centro di Passolombardo (Tor Vergata) gestito dalla cooperativa “Tre Fontane”, struttura che Roma Todayha avuto la possibilità di visitare. “Il centro accoglieva già 70 persone e con il quinto d’obbligo richiesto dal Dipartimento abbiamo ampliato di 42 posti per gli sgomberati della ex Penicillina, per cui avevamo già autorizzazione da parte della Asl – continua Monaco -: Svolgono due volta a settimana lezioni di italiano, per ognuno di loro stiliamo un progetto che comprende anche corsi di formazione lavoro. Con l’obbiettivo di garantire loro l’autonomia”.

Dei 150 migranti “accolti” da Roma Capitale però, 40 si trovano nella struttura per “l’emergenza freddo” allestita dalla Croce Rossa di via Ramazzini, aperta unicamente dalle 18 alle 9 del mattino, unicamente come rifugio per la notte. Molti altri si sono dispersi nei giorni precedenti lo sgombero, probabilmente nelle molte fabbriche e capannoni dismessi e abbandonati nella zona di Tor Cervara.

[Fonte: RomaToday – Veronica Altimari – 24 dicembre 2018]

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