the milky way

The Milky Way: sul confine occidentale “nessuno si lascia da solo”

Nel Mondo

In montagna, così come in mare, nessuno si lascia da solo.” È questa la legge non scritta della montagna attorno alla quale le comunità si sono organizzate nei secoli. Ed è di questo che parla The Milky Way, il documentario di Luigi D’Alife uscito nel febbraio 2020.

Prodotto da SMK Factory in modo collettivo grazie al contributo di circa 450 co-produttori, The Milky Way è stato girato nel 2019 nelle Alpi fra Italia e Francia, vicino Bardonecchia e Oulx.

Qui, dal 2017, centinaia di migranti hanno iniziato a tentare l’attraversamento del confine, nonostante le difficili condizioni climatiche e i pattugliamenti della polizia francese e della gendarmerie, che puntualmente li respingono al punto di partenza in Italia.

È proprio uno di questi avvenimenti, infatti, a far nascere la curiosità nel regista.

«La prima volta che ho sentito parlare di quella rotta era l’estate del 2017: ricordo che in un articolo della stampa si parlava di due ragazzi africani che, mentre attraversavano il confine, erano finiti in un burrone per sfuggire alla gendarmerie», ci spiega Luigi D’Alife facendo riferimento alla genesi del documentario. «A questo si era aggiunto, dopo pochi mesi, il comunicato di Trenitalia che annunciava la chiusura degli spazi delle stazioni di Oulx e Bardonecchia per via dei migranti che vi si rifugiavano».

Da qui la voglia di approfondire, studiare e, soprattutto, capire come si potesse documentare ciò che stava succedendo in quei territori. Sono proprio quelli, infatti, i mesi in cui la rotta alpina inizia ad essere battuta dai migranti che vogliono andare in Francia. Secondo un rapporto pubblicato da Medu, dal 2017 a oggi circa 10.000 persone hanno attraverso il confine passando dalla Val di Susa.

«Volevamo creare un racconto partendo dal territorio, da chi lo vive e da come si organizza: qui le pratiche di solidarietà e mutuo soccorso sono una realtà concreta da centinaia di anni, dettate dalle difficoltà del vivere in montagna e dalla necessità di collaborare per sopravvivere», ci spiega il regista.

Il fulcro di The Milky Way, infatti, è rappresentato proprio dalla vita e dalle relazioni che si creano all’interno di questi territori. Comprese quelle con i migranti che vogliono attraversare il confine.

Anche in questo caso, il fenomeno della migrazione non è qualcosa di nuovo nell’area: negli anni Cinquanta erano gli italiani a migrare verso la Francia attraverso questo confine e anche questo viene raccontato nel documentario grazie a disegni di animazione di Emanuele Giacopetti: «Senza fare un esercizio di mera retorica, abbiamo voluto inserire la storia di alcuni calabresi che decidono di emigrare semplicemente perché volevamo creare empatia e far capire che le dinamiche create dai confini sono le stesse, anche se cambiano il contesto e le storie».

Oggi i solidali in questi territori sono tanti, da una parte e dall’altra del confine, e non sono rappresentati dalle istituzioni ma dalla società civile che spontaneamente – come ha sempre fatto – si è mobilitata per solidarizzare e soccorrere, per non lasciare nessuno da solo.

Da una parte quindi la popolazione e il suo territorio, una comunità; dall’altra un sistema e dei confini.

La critica è chiara: è quella frontiera – artificiale – voluta da un sistema di potere a creare disuguaglianze e morte. E contraddizioni.

The Milky Way, infatti, è il nome di un rinomato impianto sciistico che si estende per diverse località fra Italia e Francia, fra cui anche Clavière e Monginevro (che fanno parte della rotta alpina seguita dai migranti verso Briançon, in Francia). Lo slogan del comprensorio è “Sciare senza confini”.

«Volevamo anche fare una critica a questo sistema razzista: da un lato c’è chi può inseguire i propri desideri perché e può passare da una parte all’altra del confine», come fanno i turisti e i numerosi sciatori che frequentano l’impianto; «dall’altra, però, se non hai un passaporto europeo e sei un migrante, allora non sei legittimato a farlo».

Nel film, anche grazie alle riprese all’interno di questo comprensorio sciistico, la contraddizione è evidente: lo stesso luogo che di giorno è popolato da ricchi turisti in tuta da sci di notte diventa un luogo di morte o pericolo per chi sta anche solo sognando una vita diversa.

Oggi questa rotta migratoria continua ad essere battuta e le organizzazioni non governative chiedono interventi per evitare disastri umanitari e sanitari.

Sempre Medu, infatti, parla di circa 15-20 passaggi al giorno a partire da quest’estate, ma di una diversa composizione dei migranti che tentano l’attraversamento. Se prima erano soprattutto giovani ragazzi africani, adesso vi sono anche famiglie con bambini, prevalentemente afghani, curdi e iraniani.

Si tratta di persone che hanno già percorso la rotta balcanica e che sono in viaggio da mesi, se non anni. Persone che tentano di attraversare l’ennesimo confine per raggiungere quella felicità a loro preclusa dallo stesso sistema che nel loro paese ha portato guerre, disuguaglianze o impoverimento. E che con la costruzione delle frontiere continua a negare il loro diritto a desiderare una vita migliore.

È possibile guardare The Milky Way in streaming sul sito di Open DDB: https://www.openddb.it/film/the-milky-way/