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Unione Giovani Italocinesi: mascherine contro coronavirus e razzismo

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Le abbiamo ordinate dalla Cina, grazie a fondi messi da parte e donazioni, e poi le abbiamo distribuite gratuitamente”. Massimiliano Martigli Jiang, membro dell’associazione Unione Giovani Italocinesi, parla delle mascherine per proteggersi dal coronavirus, che negli ultimi tempi erano diventate introvabili e che molte reti di solidarietà dal basso e migranti in centri di accoglienza hanno iniziato a produrre e distribuire autonomamente.

E così ha fatto anche L’UGIC, associazione nata nel 2016 e operante a Firenze, in particolare nella zona di Osmannoro, dove risiede una folta comunità cinese. Qui l’associazione si è impegnata sin dall’inizio dell’emergenza coronavirus, avviando inoltre campagne di sensibilizzazione contro il razzismo nei confronti delle persone di origine cinese.

Solidarietà contro il coronavirus e il razzismo

“Abbiamo distribuito le mascherine principalmente in tre comuni (Calenzano, Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio), in alcuni appartamenti a Firenze lungo via Baracca, e poi le abbiamo date alle forze dell’ordine e alle misericordie”, spiega Massimiliano.

Un lavoro che ha impiegato ore e che se paragonato ad altre “grandi distribuzioni” potrebbe sembrare di poco conto, ma che in realtà dimostra come la solidarietà si possa fare dal basso, con poche risorse, e però dando un servizio che spesso manca dalle stesse istituzioni. “Non è la quantità che conta secondo me; adesso ci stiamo riorganizzando: sta per arrivare una nuova donazione di mascherine che distribuiremo nuovamente.”

La distribuzione gratuita di mascherine, però, va di pari passo con campagne di sensibilizzazione contro il razzismo e la sinofobia, che l’UGIC aveva già portato avanti in passato. “Ci sono stati molti casi di discriminazione nei confronti di membri della comunità cinese: ad esempio qualche tempo fa dei ragazzi hanno sputato addosso ad una ragazza italocinese di 16 anni oppure un ragazzo è stato aggredito fisicamente a Reggio.”

Con l’emergenza coronavirus già molti giornali avevano testimoniato come questi atti discriminatori fossero aumentati. Massimiliano ci spiega che la discriminazione non si è fermata neanche in piena emergenza: “C’è stato addirittura chi si è lamentato della distribuzione delle mascherine, contestando proprio il fatto che provenissero dalla Cina. Qualcuno ha detto “Ma arrivano dalla Cina, siete sicuri che facciano bene?”. Insomma, i leoni da tastiera ci sono sempre.” Anche per questo all’inizio dell’emergenza in Italia l’UGIC ha promosso la campagna #IoNonSonoUnVirus, che ha riscontrato molto successo sui social network: “Grazie a questa campagna abbiamo raggiunto tantissime persone; soprattutto, ha avuto successo in Cina, dove il messaggio è stato molto sentito e apprezzato.”

La solidarietà dall’Italia a Wuhan

La solidarietà, infatti, è internazionale, come dimostrato in questi giorni anche da altre comunità nei confronti dell’Italia. Per i giovani italocinesi si è trattato quindi anche di mantenere uno stretto collegamento con la Cina. Nonostante la maggior parte della comunità cinese di Osmannoro provenga da Zhejang, regione a 700 kilometri circa a est di Wuhan, la necessità di comunicare e far sentire la propria vicinanza è stata molto forte: messaggi di solidarietà video da giovani di origine cinese di tutta Europa hanno incitato i cittadini di Wuhan a resistere.

Anche se la situazione si è ben presto capovolta: “La preoccupazione è passata da lì a qui in pochissimo tempo: ho iniziato a ricevere chiamate per sapere come andava qui in Italia”, dove però la comunità cinese aveva adottato delle misure di autoquarantena già prima del dpcm del 9 marzo: “Avevamo tante informazioni su come muoverci direttamente dalla Cina, per cui, oltre a iniziare a usare subito i dispositivi di protezione individuale ci siamo messi in autoisolamento e abbiamo iniziato a uscire soltanto per ciò che era strettamente necessario.”

La regola da seguire, dunque, è sempre #iorestoacasa, ma con un occhio vigile alla società: non si ferma il supporto solidale nei confronti di chi ha bisogno, nella comunità cinese e non solo, né tanto meno le battaglie contro la discriminazione e a favore di un’integrazione dal basso.