Venezuelani tra Coronavirus e capitalismo

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A volte l’unica possbilità è tornare indietro

Circa 2 anni fa avevamo visto come quasi 3 milioni di venezuelani (secondo le stime di UNHCR e OIM) con tutti i mezzi possibili, anche a piedi, scappavano dalla cosiddetta “dittatura  madurista”  e oggi ci troviamo a raccontare qualcosa di impensabile: il ritorno volontario di massa.

Adesso fuggono da un nemico più grande del coronavirus ma altrettanto pericoloso ed invisibile: le politiche neoliberiste che non lasciano spazio a chi non riesce a pagare le spese mediche. Queste politiche non ammettono povertà: chi non ha possibilità economiche è direttamente escluso.

A Miami (Stati Uniti)

Dopo che Trump gli ha bloccato tutti i voli in entrata e uscita, i transfughi venezuelani hanno fatto appello a Maduro per tornare in Venezuela gratis.

Negli Stati Uniti, senza assicurazione sanitaria,  è impossibile accedere al sistema sanitario e in tempo di coronavirus la possibilità di contagio è forte.

A Madrid (Spagna)

Oltre 350 venezuelani chiedono a Maduro di “andarli a salvare”. Non hanno più la possibilità di pagarsi vitto ed alloggio, in un paese che rischia di diventare primo in Europa come numero di contagiati superando anche l’Italia

A Lima (Perù)

Un folto gruppo di donne venezuelane, dopo aver perso il lavoro e sfrattate, non hanno avuto altra scelta che chiedere di essere riportate in Patria.

A Bogotà (Colombia)

Si registrano migliaia di venezuelani che stanno iniziando un viaggio di ritorno nel Paese da cui sono fuggiti. La pandamia ha congelato la loro unica fonte di reddito: l’economia informale.

A Quito (Ecuador)

Tanti pronti a partire anche se forse il viaggio questa volta sarà più duro dellandata, durante il percorso si registrano scene da apocalisse, carovane di venezuelani percorrono migliaia di chilometri per ritornare in Patria, lasciando per strada tanti corpi senza vita.

La risposta di Maduro

“Saranno accolti a braccia aperte , sono a casa loro, tornano in Patria. Hanno vissuto esperienze da campi di concentramento”.

Ha continuato dicendo: “Prima li hanno ingannati e truffati per farli espatriare, poi li hanno maltrattati con xenofobia e fascismo, infine, quando è arrivata la pandemia li hanno prima licenziati dal lavoro e poi sfrattati dagli alloggi perché non avevano i soldi con cui pagare.

“Una volta arrivati verrano sottoposti gratuitamente a test medici, 14 giorni di quarantena a spese dello Stato nei pressi della frontiera da cui sono entrati e poi vengono accompagnati gratuitamente nelle rispettive regioni. Lì vengono ricevuti, gli viene fatto un altro test contro il Covid-19, altra quarantena e poi li portano alle loro case in buona salute per ricominciare la vita, perché qui in Venezuela ci aiutiamo l’un l’altro, siamo una famiglia”.

Ed ha concluso auspicando: “Tornano in Venezuela con una forte esperienza di vita, spero che si incorporeranno nella crescita del Paese, continuiamo questa battaglia uniti e in pace” .