Pre-summit WFP… ma nessuno parla dei migranti

Nel Mondo

Dal 26 al 28 Luglio, si sono svolti i lavori del “Pre-summit on food systems” dell’Onu. Una iniziativa che dovrebbe servire a “scaldare il palcoscenico” per l’evento globale di Settembre 2021. Allora i paesi aderenti dovranno decidere quali misure adottare per migliorare le performance di molti dei 17 Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile (DSGs). Intanto c’è stato chi ha concentrato l’attenzione sulla dieta mediterranea (da molti anni patrimonio mondiale dell’UNESCO). Chi ha preferito parlare di etichettature. E chi denunciato il ruolo della donna nel settore della produzione agricola.Naturalmente, non sono mancate le ormai abusate parole di rito: “sostenibilità” e “resilienza”. “Possiamo costruire un mondo giusto e resiliente in cui nessuno sia lasciato indietro” si legge sul sito delle Nazioni Unite dedicato all’evento. Vertice dei sistemi alimentari | Nazioni Unite

Belle parole che, però, non hanno centrato il cuore del problema: nel mondo, fame e cattiva alimentazione stanno aumentando. E, di conseguenza, le migrazioni. L’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) (2016), definisce i rifugiati come “persone fuggite da conflitti armati o persecuzioni”. Ma, come ha ammesso lo stesso l’UNHCR nel 2016, spesso i “migranti, d’altra parte, scelgono di trasferirsi non a causa di una minaccia diretta di persecuzione o morte, ma soprattutto per migliorare la propria vita trovando un lavoro, o in alcuni casi per l’istruzione, ricongiungimento familiare o altri motivi”. Il rapporto tra fame e migrazione è da lungo tempo oggetto di discussioni: la FAO se ne occupò nel 2016. (Migration, agricolture and rural development)

La povertà in Africa

In tutto il mondo, povertà e fame (spesso legate ai cambiamenti climatici) stanno diventando la causa principale delle migrazioni. Esemplare il caso della Repubblica Democratica del Congo, uno dei paesi più ricchi di materie prime e di possibilità di sviluppo, ma, al tempo stesso, tra i più poveri del pianeta. La RDC è ricchissima di acqua (con otto mesi di pioggia e più del 50 per cento di tutti i fiumi, laghi e zone umide dell’Africa) e di terreni fertili. Secondo alcuni studi, potrebbe produrre cibo per 2 miliardi di persone! Invece, in questo paese, buona parte della popolazione non ha accesso a risorse alimentari sufficienti. Land grabbing, water grabbing, conflitti interni mai risolti da governi che facevano comodo ai paesi stranieri e violenze più volte documentate (OHCHR | DRC: Mapping human rights violations 1993-2003) non permettono alla popolazione di avere accesso al cibo. E costringono milioni di persone a migrare. 17 mila caschi blu non sono riusciti a evitare che fuggire sia l’unica forma per sopravvivere per quasi 20 milioni di persone (alle quali si devono aggiungere 6,6 milioni di sfollati interni).

fonte: Malnourishment high among children of migrants
La situazione in Venezuela

Dall’altra parte del pianeta, in America, la situazione non è diversa. Anche qui non mancano i controsensi: il paese più ricco di petrolio al mondo, il Venezuela, è anche uno dei più poveri. E anche qui, milioni di persone scappano per mancanza di cibo. Da anni, diverse organizzazioni umanitarie (tra le quali Save the Children e Action Against Hunger) denunciano questo stato di cose: in alcune zone del paese, la maggior parte delle famiglie può permettersi un solo pasto al giorno, per lo più a base di farina, occasionalmente di riso. Carne, frutta e verdura spesso costano troppo: un pomodoro può arrivare a costare 800 pesos, una cifra insostenibile per molti. la conseguenza è una malnutrizione diffusa, secondo Mabis Mercado, medico dell’ospedale di Maicao. “Le persone più colpite sono le popolazioni indigene”, dice Mercado. Qui, come in altri paesi del mondo, la situazione è peggiorata durante la pandemia. “L’anno scorso è stato davvero critico”, “Con il blocco pandemico, non potevano fare nulla, tutto era chiuso, così tante persone soffrivano la fame, incapaci di permettersi cibo”, ha dichiarato Mercado. “Abbiamo trovato neonati con malnutrizione e bambini che, a causa della mancanza di accesso al latte presentavano segni di malnutrizione”.

In Asia

Ancora peggiore la situazione in Asia, il continente dove, secondo i dati ufficiali, vive il maggior numero di persone affamate e bambini malnutriti. Impressionanti i numeri. Oltre 600milioni di persone (oltre il 12% della popolazione totale del continente) hanno un apporto calorico insufficiente. Il 17% delle donne e il 13% degli uomini sono sottopeso (IMC<18,5). Qui, come in alcuni paesi africani, il Global Hunger Index (GHI) è altissimo. Non sorprende scoprire che il 70% di tutti i bambini malnutriti del pianeta vive in Asia. A livello globale, la fame è uno dei problemi più gravi. 40 paesi mostrano un “serio” livello di “fame”. Per 11 questo livello è “allarmante”. 144 milioni di bambini soffrono di malnutrizione cronica. Per 47milioni di loro la malnutrizione è acuta. E 5,3 milioni di bambini muoiono prima dei 5 anni d’età proprio a causa della mancanza di cibo. Numeri impressionanti di fronte ai quali sentir parlare di “dieta mediterranea” o di “etichettatura degli alimenti” lascia basiti. Per milioni di persone nel mondo non c’è niente da etichettare. Nè la possibilità di scegliere cosa mangiare. Per loro l’unica speranza è cercare di scappare. Di migrare in un altro paese. Non importa dove: basta che sia un posto dove poter trovare qualcosa da mangiare.

Fame zero

Tutto questo è ben noto alla FAO. La mancanza di cibo sta aumentando e la povertà è un fattore determinante anche per un altro problema (ma non sembra che nel pre-summit se ne sia parlato molto): l’aumento impressionante dei casi di sovrappeso e obesità. Con tutte le conseguenze dal punto di vista sanitario che è facile immaginare. Nel mondo sono oltre 680 milioni (l’8,9 per cento della popolazione mondiale) le persone che soffrono la fame. La FAO ne ha parlato nel rapporto The state of Food Security and Nutrition in the World, scritto in collaborazione IFAD, UNICEF, WFP and WHO. Anche questo rapporto non va oltre la constatazione di una situazione che sta peggiorando. E che, di sicuro, non sarà possibile raggiungere l’obiettivo “fame zero” previsto dai SDGs entro il 2030.

Delle conseguenze di tutto questo si è parlato in un altro rapporto, questa volta redatto dall’ILO. Nell’ultimo periodo, in molti paesi africani, la sicurezza alimentare è peggiorata significativamente. L’analisi dell’ ILO parla di centinaia di migliaia di persone costrette “ad affrontare esiti catastrofici sulla sicurezza alimentare”, di “alti livelli di cronicizzazione della malnutrizione”. Tutte condizioni che hanno reso più vulnerabili le popolazioni sfollate o le hanno costrette a migrare. Una criticità che ha portato gli autori a mettere al primo posto tra le azioni per mitigare l’impatto della pandemia sulle popolazioni migranti e sfollate garantire “un accesso adeguato all’assistenza umanitaria salvavita per fornire loro cibo, nutrizione e altri bisogni essenziali”. Un legame quello tra accesso al cibo e migranti che è noto da anni. Nel Global Hunger Index 2018, la dott.ssa Laura Hammond, della SOAS University di Londra dichiarò che la fame è, al tempo stesso, concausa e conseguenza delle migrazioni forzate.

Ma di questo rapporto, durante i banchetti che hanno accompagnato i lavori del “pre summit” della FAO, non sembra si sia parlato molto.