Pré vestibular, la “marea” studentesca antirazzista che travolse il Brasile

Nel Mondo
Tra gli anni ’80 e ’90 soltanto il 2% dei giovani abitanti afro nelle periferie povere riusciva a proseguire gli studi universitari, tra tasse insostenibili e scarso livello di scolarizzazione. Per questo nacquero i “quilombos” del pré vestibular comunitaro, un movimento in lotta per aiutare milioni di neodiplomati neri a superare l’esame di ammissione negli atenei . Tra tutti quei milioni anche una giovane Marielle Franco

Se volessimo provare a sintetizzare in un acronimo questa storia, anziché DAD, didattica a distanza, dovremmo formulare la sigla ADDD: A Distanza (la più lunga possibile) Dalla Didattica. In portoghese DAE: “Distante da Atividade Escolar”.

Fuori dai giochi linguistici, le proteste degli studenti italiani costretti, dalla pandemia, a seguire le lezioni da casa, davanti a un monitor, per certi versi hanno un precedente. Un fenomeno di massa che risale a circa 30, 40 anni fa, Oltreoceano. Milioni di giovani, ogni fine settimana, percorrevano distanze chilometriche, dalle periferie e favelas brasiliane per ritrovarsi tutti insieme in assemblee e presidi informali, e resilienti. Gruppi di studio “matto e disperatissimo”, di mutuo aiuto, per passare l’impossibile “vestibular”, l’esame di accesso alle università. Perché, in Brasile, negli anni ’80 e ’90, gli atenei non erano mica accessibili a tutti. Porte sbarrate soprattutto ai poveri, “carentes”. Peggio se “negros”.

Per chi abitava nei “bairros” poveri, nelle favelas, studiare insieme era un atto rivoluzionario. Lo certifica questo dato: nel 1988 del 48 per cento di brasiliani poveri e afrodiscendenti, nelle università si iscriveva solo il 2 per cento. Anche perché chi passava l’esame di ammissione, non poteva pagare le tasse. Per questo, chi riusciva nel miracolo di iscriversi agli atenei, si organizzava per aiutare gli altri. Una catena a cui si aggiungevano man mano nuovi anelli, per dare vita all’enorme movimento di massa dei “pré vestibular”, appunto, in cui molto forti erano le rivendicazioni antirazziste. Una “boa (buona, e inarrestabile) onda” che, nel giro di 10 anni, riuscì a ridurre quella forbice percentuale, affilata e tagliente (48% e 2%, appunto) e aiutò milioni di poveri cristi, fuori dallo sguardo del mega Cristo Redentore di Rio, a superare quella diga dell’esame di ammissione.

La “boa onda” e la figlia della Maréa

Tra tutti quei milioni, anche una giovane ragazza nera dai capelli riccioluti, “cria da Marè”, figlia della “Marea”, la più grande, popolosa e povera Favela da Maré di Rio de Janeiro. Una promettente studentessa che si unì a quel fiume in piena di giovani che reclamava il diritto all’istruzione accademica e riuscì a iscriversi alla facoltà di Scienze Politiche della Pontificia Universidade Catolica, PUC, proprio grazie alle battaglie di quel mondo in lotta che la circondava. Marielle Franco, attivista e politica, diventata solo dopo il suo omicidio, il 14 marzo 2018 insieme al suo autista, Anderson Pedro Gomes, donna leader simbolo delle lotte femministe e contro il razzismo a livello internazionale. Tragedia per la quale c’è un processo in corso, ancora molto lontano, però, come hanno dichiarato un mese fa in conferenza stampa i familiari con l’Istituto Marielle Franco, da un qualche barlume di verità.

A poco più di tre anni dalla sua scomparsa, IlMigrante ha deciso di ricordare Marielle e capire realmente, cosa sia stato e cosa sia tuttora quel movimento antirazzista e antifascista. Nel Brasile che intanto è governato da Bolsonaro, ma dove l’ex presidente Lula, assolto di recente dall’accusa di corruzione, mira a ricandidarsi alla guida del Paese. 

In questo viaggio nel tempo e nello spazio, almeno ideale date le restrizioni pandemiche, ci accompagna dalla Calabria, una delle attiviste di oggi, Lindara Nobre Costa. Donna “orgogliosamente afro”, rivendica, diventata cittadina italiana dopo essere arrivata più di 15 anni a Cosenza. Mediatrice culturale, traduttrice e insegnante della sua lingua di origine, il portoghese, Lindara è molto impegnata nel sociale, e si spende “per aiutare i figli delle comunità immigrate in Calabria a non perdere la loro cultura madre”.

Lindara se la ricorda piuttosto bene Marielle. Ben prima che diventasse l’esponente politica che tutti conosciamo. “Si è iscritta alla PUC di Rio più o meno 2 anni dopo di me – racconta – Quando distribuivamo i buoni pasto ai beneficiari di borse di studio, mi capitava di inontrarla”. Sottolinea un piccolo particolare Lindara: “A volte portava i capelli lisci, o molto curati con prodotti estetici. Benché fosse nera anche lei – spiega – già allora molte ragazze afro inseguivano l’ideale occidentale di bellezza, mentre per noi del pré vestibular era già chiaro che rivendicare i nostri diritti, di gente nera, aggiungeva valore alla lotta contro le povertà”.  

Nobre Costa è cresciuta a Nova Iguaçu, centro di 800 mila abitanti a nord di Rio. Ogni domenica partecipava alla “pastorale”, celebrazione assembleare di preghiera in cui si informavano i fedeli sulle attività organizzate dalla comunità. È lì che viene a conoscenza di quei corsi intensivi di preparazione per l’università. E si tuffa anche lei nella “marea” anti-classista. Ogni sabato, insieme ad altri volontari del Pvnc, si riunivano in scuole pubbliche, in aule non utilizzate quel giorno. “Eravamo tanti. Ci dividevamo in gruppi, a seconda delle materia da studiare. Chi si riuniva in piazza con libri e quaderni, chi andava a casa di qualche compagno di classe. Erano momenti di grande crescita per tutta la comunità afrodiscendente”.

I quilombos del diritto allo studio dove regnava la miseria

Fine anni ’80, inizio ’90. Tutto parte dagli educatori e studenti della Baixada Fluminense, distretto nord della Provincia di Rio. Si rendono conto che troppi studenti, dopo il diploma, non riuscivano a proseguire gli studi. Da lì la mobilitazione si espande. A  São Paulo la “pastoral do Negro” era una delle più partecipate. Si pregava e ci si confrontava sui problemi della comunità. L’arcivescovo Paulo Evaristo Arns si rende conto dell’alto tasso di abbandono degli studi e fa in modo che 200 ragazzi ottenessero sussidi economici per entrare alla PUC di São Paulo. Poco tempo prima, nel 1986 si erano organizzati anche gli studenti lavoratori dell’UFRJ, l’Università Federale di Rio de Janeiro. Quelli già immatricolati si spendevano per aiutare altri giovani a studiare. Nasce così uno dei primi nuclei pré vestibular. Lo stesso accade nella favela di Morro da Mangueira. Poi ancora un presidio organizzato  dalla comunità della Chiesa Matriz a São João de Meriti, e nuovi gruppi tra Duque de Caixas, Mesquita, Nova Iguaçu.

Da wikipedia un’immagine che raffigura il “quilombo”

Nel ‘94 erano già decine questi gruppi di studio, con ottimi risultati: sempre più giovani “negros e carentes”, poveri, accedevano alle Università, dando finalmente una possibilità di emancipazione al Brasile soggiogato da povertà, criminalità e rassegnazione. Si autodefinivano “quilombos pedagogicos”: reti di resilienza che animavano le periferie carioca, come fecero qualche secolo prima gli schiavi africani scappati dallo sfruttamento nelle piantagioni di canna da zucchero, che fondarono le loro comunità libere, i “quilombos”, appunto.

“I pré vestibular diventano imprescindibili spiega Jocelene Ignacio, tra i principali promotori del PVNC, oggi assistente sociale – Molti ragazzi che frequentavano i nostri corsi erano i primi delle loro famiglie povere a iscriversi all’università”. Un’utopia in quegli anni, tra le presidenze di Augusto Cautiero Franco e Fernando Cardoso, in cui aumentava il tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile. Nel 1995 con 90 nuclei pré vestibular attivi, in tutto il Paese ci fu un’assemblea nazionale a Florianopolis, Stato di Santa Caterina. Si riunirono educatori, coordinatori e studenti. “Il movimento aveva assunto carattere politico e nazionale – rivendica Jocelene e sapevamo che insieme potevamo incidere”.

Quote “nere” all’università

Il Pvnc è stato fondato da un gruppo di insegnanti ed educatori, tra cui Alexandre do Nascimento, originario di Rio Bonito, località a nord dello Stato di Rio de Janeiro e Frei David Raimondo, che in seguito fondò anche il movimento Educafro, sempre con lo scopo di rivendicare il diritto all’istruzione e le borse di studio per gli studenti neri. Era evidente lo scollamento tra governo e paese “reale”. Migliaia di giovani che riuscivano a diplomarsi si scontravano poi davanti alle barriere del mondo accademico. Una sorta di “schiavitù” culturale nei confronti dei poveri. Per questo il Pvnc decide di stilare un manifesto e una proposta di legge, la 73/1999, in cui si chiedeva l’approvazione immediata delle  quote minime di accesso per i neri all’università. Neanche con l’inizio della presidenza Lula cambiano davvero le cose. Ma, ormai, il Pvnc era una realtà che non si poteva ignorare. C’erano “quilombos” in tutto lo Stato di Rio. Nel solo Comune di Duque de Caixas, circa 1 milione di abitanti, si contavano, più di 10 gruppi. Il Feuduc di São Bento, il Pvnc Anhangà a Jardim Anhangà, la Pastoral da Juventude a Centro Catedral. Anche la Città di Rio ne contava almeno una decina. Il movimento incontra più volte Lula. Ad agosto 2006, durante un congresso nazionale di educatori, Do Nascimento e Frei David, illustrano al presidente il manifesto delle “quote” e gli chiedono, in caso di rielezione, di impegnarsi una volta per tutte ad approvare quella legge che avrebbe garantito una svolta per tutta la popolazione afro del Brasile.

Una “marea” antirazzista dal Brasile alla Calabria

Oggi il Pvnc è ancora vivo e continua a rappresentare una delle più grandi forze di massa, in un Paese dilaniato da povertà, criminalità organizzata, corruzione, milizie armate. Molti dei suoi militanti sono diventati negli anni docenti, assistenti sociali, amministratori territoriali. “Nel 2007, all’inizio del secondo mandato di Lula – racconta Lindara – sono stata chiamata a coordinare un programma di contrasto al lavoro minorile a Nova Iguaçu, il comune dove sono cresciuta. Ho contribuito alla formazione di un gruppo di educatori con il compito di organizzare e seguire circa 2 mila bambini con laboratori di arte, sport, danza e cultura per contrastare la dispersione scolastica. “Andavo casa per casa a parlare con loro e le loro famiglie per provare a toglierli dalla strada”. Nobre Costa deve tutto agli anni in cui ha militato nel pre vestibular. “Quell’impegno, quelle battaglie – rivendica ancora oggi con emozione – mi hanno permesso di crescere e maturare molto. Si è consolidata in me l’identità di donna nera, per me fondamentale, e per la quale continuo a battermi anche da quando mi sono trasferita in Calabria”.

Dagli anni ’90 i volontari Pvnc giravano per i quartieri poveri dello Stato di Rio, incontravano i più giovani, li invitavano a prendere parte ai gruppi studio, perché solo accedendo alle università potevano lottare tutti insieme per l’emancipazione sociale di milioni di famiglie. Lo rivendicano gli attivisti del pré vestibular: “La nostra lotta ha inciso notevolmente sulla lotta per i diritti delle comunità emarginate nel Brasile degli ultimi 30 anni”.

Una “marea” tuttora inarrestabile, che continua a lottare nel Brasile di Bolsonaro. Dove le povertà sono criminalizzate, e la popolazione afro ha subito un duro colpo con l’omicidio di Marielle, il 14 marzo 2018. Attivista femminista e per i diritti umani, eletta nel 2017 nel Consiglio municipale di Rio de Janeiro nelle fila del Psol, costola nata dal PT, il Partito dei Lavoratori di Lula. La donna nera più votata a quelle elezioni, nominata componente della Commissione d’inchiesta sull’utilizzo di armi fuori legge in dotazione di alcune frange delle milizie del Quarantunesimo Battaglione della Polizia schierata nelle favelas di Rio.

Cria da Marè, a teatro
Lo spettacolo “Cria da Maré”, nel 2019 a Catanzaro

Il nome di Marielle Franco continua a riecheggiare forte, dal Brasile alla Calabria. A marzo 2019 Anna Macrì ed Emi Bianchi della compagnia Confine Incerto hanno portato in scena, al Teatro Comunale di Catanzaro, lo spettacolo “Cria da Maré”. Con un’ospite d’onore, Monica Tereza Benicio, vedova di Marielle, importante testimone, invitata al sud Italia da una rete di donne tra cui la stessa Lindara, insieme a Gloria Paiva, giornalista brasiliana. Residenza teatrale che continua anche in pandemia, grazie al Centro Sperimentale di arti sceniche di Polistena, nella Piana di Gioia Tauro.