Respingimenti migranti ad Haiti (e il rappresentante degli USA si dimette)

Nel Mondo

Dopo i respingimenti dei migranti alla frontiera con uomini a cavallo, un altro scandalo per gli Stati Uniti d’America e Biden. Daniel Foote, inviato USA ad Haiti, si è dimesso definendo la gestione dei migranti haitiani “collassata” e altamente pericoloso.

“Non voglio essere associato alla decisione disumana e controproducente degli Stati Uniti di deportare migliaia di rifugiati haitiani e immigrati illegali ad Haiti, un paese in cui i funzionari americani sono confinati in complessi sicuri a causa del pericolo rappresentato dalle bande armate che controllano la vita quotidiana”

ha scritto Foote nella lettera di dimissioni inviata al Segretario di Stato Antony Blinken.
Le dimissioni

La risposta di Foote segue la decisione dell’amministrazione Biden di deportare in massa ad Haiti migranti e rifugiati. Nei mesi scorsi gli arrivi nei centri di confine del Texas di Del Rio sono aumentati. L’unica soluzione per l’amministrazione è stata avviare i rimpatri forzati. In pochi giorni gli USA hanno effettuato decine di voli per Haiti. Sono stati espulsi più di 1.400 migranti. Foote aveva avvertito che lo “stato collassato” di Haiti non era in grado di accogliere questi migranti. Il terremoto dello scorso Agosto ha causato seri danni ad Haiti (e migliaia di morti). Per questo, i rimpatri erano stati sospesi. La scorsa settimana, però, le autorità americane hanno ritenuto le condizioni nel paese “sufficientemente migliorate”. E hanno ripreso i voli. Secondo il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS), le espulsioni dovrebbero continuare su “base regolare”. Alcune fonti riferiscono di un piano che prevede fino a sette voli giornalieri per Haiti. In un intervento al Congresso, il segretario del DHS, Alejandro Mayorkas ha parlato di trattative con Cile e Brasile per accogliere parte dei migranti. Un altro errore, secondo Foote, che potrebbe spingere più haitiani a cercare di raggiungere gli Stati Uniti.

“Il popolo di Haiti, impantanato nella povertà, ostaggio del terrore, dei rapimenti, delle rapine e dei massacri di bande armate e della sofferenza sotto un governo corrotto con alleanze di bande, semplicemente non può sostenere l’infusione forzata di migliaia di migranti rimpatriati privi di cibo, riparo e denaro senza ulteriori tragedie umane evitabili”

ha dichiarato Foote nella sua lettera.

Il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha dichiarato:

“Non ho intenzione di analizzare il contenuto della sua lettera di dimissioni, ma voglio sottolineare che abbiamo dibattiti politici attivi in questa amministrazione su una serie di questioni”.

Dal canto loro, le Nazioni Unite hanno criticato aspramente la decisione degli Stati Uniti, definendo queste espulsioni come “incoerenti con le norme internazionali”.

Il problema politico

Incurante dai documenti sulle migrazioni approvati dalle Nazioni Unite nel 2016, Biden sta proseguendo sulla strada tracciata dal suo predecessore. Anche Biden vorrebbe utilizzare il Titolo 42, lo stratagemma della sanità pubblica (invocata per la prima volta proprio dall’ex presidente Trump). Questo permetterebbe di espellere i migranti haitiani in custodia alla frontiera degli Stati Uniti senza alcun ascolto in tribunale e senza alcuna valutazione delle richieste di asilo. “L’amministrazione Biden ha ribadito che i loro confini non sono aperti e le persone non dovrebbero fare il viaggio pericoloso”. Parole ben diverse da quelle pronunciate da Biden solo pochi mesi fa, durante la campagna elettorale. E che hanno creato notevoli disagi al Congresso. Il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer, ha esortato l’amministrazione a fermare le espulsioni. Al contrario, i repubblicani hanno chiesto di aumentare le deportazioni ad Haiti. L’unico punto condiviso è la condanna delle scelte della Casa Bianca. Per i repubblicani avrebbero portato gli haitiani a credere che era possibile ricevere asilo. I democratici sarebbero indignati per quanto sta avvenendo (anche dopo le immagini di agenti di pattuglia di frontiera a cavallo che usavano tattiche aggressive contro i migranti).

fonte: wi.tasnimnews.com
E ai migranti non pensa nessuno

Ad Haiti la tensione rischia di diventare incontrollabile. Alcuni migranti hanno riferito di non essere stati avvertiti dalle autorità americane della decisione di rimpatriarli. O di averlo saputo solo una volta in volo. Wade McMullen, avvocato dell’associazione Robert F. Kennedy Human Rights, ha dichiarato che sono stati suddivisi in quattro gruppi, indicati con biglietti colorati: uomini single, donne single, donne incinte e famiglie con bambini piccoli. In base a questa divisione si procederebbe ai rimpatri. L’unica certezza è che a nessuno sembra importare dei diritti umani dei migranti. Secondo una fonte dell’IOM delle 1.424 persone rispedite ad Haiti, almeno 41 erano minori non accompagnati. Giuseppe Loprete, capo della missione per l’IOM, ha dichiarato alla CNN che dei 170 bambini deportati, almeno 30 avevano passaporti cileni, nove passaporti brasiliani e due passaporti venezuelani. Secondo UNICEF, due migrati Haitiani su tre di quelli rispediti dagli USA a Port au Prince erano donne o bambini.