2021: Buon anno o Anno buono!?

Editoriale

Dopo la pandemia ed annessa clausura ce la siamo cavata con il solito fatalismo scaricando tutte le paure le tensioni sulla cabala. Le abbiamo provate tutte ma a nulla sono valsi gli scongiuri o le pratiche magiche con tanto di rituali annessi.

Chi s’aspettava inondazioni, terremoti, incendi, siccità ed invasioni di termiti e cavallette è stato accontentato. E visto che alla sfortuna non c’è mai fine anche la pandemia ha messo il suo carico da 90. Insomma come in una cinica battaglia navale il Destino crudele ha gridato: – «C19 … colpito e affondato!»

Ora, che ci troviamo, all’inizio del 2021…

a far conti dei danni, dobbiamo anche decidere se augurarci il Buon anno, facendo bene attenzione a nascondere gli scongiuri, della serie non ci crediamo ma non si può mai sapere, siamo lì con sorriso da ebeti ad augurare ed augurarci che il 2021 sia un anno buono, anche se c’è chi un bel po’ incazzato, contro la mala sorte, spera e spera … per poi chiedersi come si fa con tutte queste premesse a farlo diventare buono sto 2021, ammesso che ci sia un rimedio.

Eh si! A dar retta i mass media il ragionamento non è ozioso. Tanto per fare un esempio, il vaccino che sta arrivando viaggia surgelato. Ed in aggiunta l’azienda Pfizer , probabilmente per contenere i costi, ha rilasciato sul mercato il vaccino in flaconi da sei dosi, da conservare a meno 60 gradi. Temperature polari! E quante complicazioni nella gestione delle operazioni di vaccinazione.

Intanto tutti dichiarano, dal governo ed all’opposizione, con convinzione che il sistema nazionale così com’è non funziona e deve essere adeguato alle necessità sanitarie. Pare che oramai tutti siano convinti che bisogna intervenire subito per porvi rimedio. Ma a seguire la cacofonia degli interventi che si sovrappongono, l’unica cosa certa è che c’è poca disponibilità a mettersi tutti, con modestia, con umiltà e tanto buon senso, a lavorare per aumentare il numero degli operatori e per mettere in pari con l’Europa la dotazione nazionale di personale sanitario.

E poi gli ospedali …

che più di un governo di destra o di sinistra, gli uni agli altri susseguitisi, in omaggio ai privati li han chiusi. Da nessuna parte si sente che si potrebbero riattivare. E poi le fabbriche e poi le scuole … con classi che qualcuno ha definito con linguaggio immaginifico, classi pollaio. Fa sorridere ma fa anche dimenticare che a ridurlo così sono state le scelte scellerate di quanti hanno voluto risparmiare sui costi di gestione e decimando il personale. Tutte scelte fatte per ridurre la spesa senza mai abbandonare la pratica delle consulenze, interne ed esterne, utili solo a drenare denaro pubblico.

A tal proposito il chiacchiericcio sull’utilizzo dei fondi europei annuncia crisi di governo o alla meno peggio rimpasto dei ministeri e si continua ad evitare di discutere dell’introduzione della patrimoniale, salvo poi far finta di proporre una soluzione che assomiglia tanto al batter di piedi della massaia disperata perché il gatto ha fatto fuori il pollo e la cena.
Pochi sono a ribadire che chi più ha più deve dare. Una verità giustificata solo dal buon senso.

L’opposizione, di destra, per scongiurare la patrimoniale chiede le dimissioni di Conte per sostituirlo con Draghi, come se l’ex presidente della Banca Europea fosse in grado di tirare fuori dal cilindro i fondi per non tassare chi più ha. Mentre si tratta di sfamare, si sfamare perché a questo siamo arrivati i poveri, vecchi e nuovi sempre più numerosi; per riattivare gli ospedali chiusi; per ridurre il costo delle medicine e servizi sanitari in favore degli ultimi e dei bisognosi di cure.

C’è tanto da fare per far si che il 2021 risulti essere l’anno buono…

per voltare pagina. Ma non si tratta di buona o cattiva sorte. Si tratta di mettere in moto un processo che attivi la maggioranza dei cittadini per dare un senso alla rabbia impotente che attraversa la moltitudine che desidera, come è naturale che sia, di stare meglio!

Non è semplice, si tratta non solo di dare voce ai desideri ed ai bisogni alle persone ma anche di organizzare proposte e soluzioni che dal potere centrale, dagli attuali decisori strategici non possono venire. Non perché siano incapaci, ma per il solo fatto che hanno dimostrato di fare scelte a sostegno dei padroni del vapore, assetati di profitti sempre maggiori.

Quel che è in gioco per loro è l’aumento del controllo sul sistema paese per maggiori profitti mentre per le persone comuni, la maggioranza dei cittadini è la salute, una scuola degna di chiamarsi tale, un sistema produttivo che curi e non distrugga l’ambiente ed i territori. È chiedere troppo? Non crediamo. Siamo convinti che da quel che sta avvenendo apparentemente nell’ombra sol perché ignorato dagli organi d’informazione si troveranno intelligenze braccia e gambe per dare risposte anche immediate ai bisogni delle nostre comunità.

Per intanto chi sente d’essere umano finalmente riscopra quella militanza capace di riattivare quei percorsi e far crescere quel movimento di Guerrieri Felici pronti non solo a sognare ma anche a lavorare per costruire da ora il mondo che verrà.