Talent Partnership: quando i migranti fanno comodo

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Diritti umani, solidarietà, lotta alla povertà, inclusione sociale. Tutte belle parole. Spesso usate dai leader europei come slogan pubblicitari per coprire una realtà completamente diversa. Specie quando si parla di migranti.

Da anni, i paesi dell’UE litigano per decidere “cosa fare” dei migranti. In barba agli accordi internazionali delle Nazioni Unite sottoscritti e ratificati, in Europa ognuno fa ciò che vuole. In Spagna, a Ceuta, minori non accompagnati sono stati respinti in Marocco. Nel Canale della Manica, tra Francia e Regno Unito è un atto una disputa su chi debba farsi carico dei richiedenti asilo. In molti paesi i migranti provenienti da paesi in guerra (come l’Afghanistan) vengono rispediti a casa. Per non parlare dei migranti del Mar Mediterraneo rispediti sulle motovedette libiche (il comandante della AssoVentotto è stato condannato dal Tribunale di Napoli per questo). E poi i muri che vengono costruiti dappertutto (e per i quali alcuni paesi hanno chiesto alla Commissione europea di poter utilizzare i fondi del PNRR).

Da anni si parla di “regolamentare” i flussi di migranti (si pensi agli accordi di Dublino). Ma finora i governi europei non sono mai riusciti a trovare un accordo. Appena si è parlato di questioni economiche, però, la situazione è cambiata. E i migranti sono diventati una “risorsa” da condividere e utilizzare. Lontani dai riflettori dei media, i leader europei hanno sottoscritto un accordo, Talent Partnership, per “rispondere alle carenze di competenze nell’Ue e rafforzare con mutuo beneficio la collaborazione sull’immigrazione con i Paesi Terzi”. In altre parole, vista la carenza di manodopera, i paesi dell’Unione hanno deciso di avviare una serie di partenariati “su misura” con specifici paesi e regioni extracomunitari non solo per permettere, ma addirittura per facilitare la migrazione dei lavoratori “desiderati”. È questo il principale obiettivo delle Talent Partnership (partenariati per i talenti) previsti dal Nuovo patto sulle migrazioni e l’asilo della Commissione Europea.

Il bene placet della CE

“Una migrazione legale ben gestita può apportare grandi benefici alla nostra società e all’economia, soprattutto quando emergiamo dalla pandemia di COVID-19. Riqualificare la nostra forza lavoro esistente è essenziale, ma la migrazione di manodopera può anche svolgere un ruolo importante nel ridurre il divario di competenze e aumentare il potenziale di innovazione dell’UE. I partenariati per i talenti sono una “tripla vittoria” per tutte le parti coinvolte – Stati membri, paesi partner e gli stessi migranti”

ha dichiarato Margaritis Schinas vicepresidente della Commissione Europea.

Dello stesso avviso il Commissario per gli affari interni, Ylva Johansson:


“Sostituire la migrazione irregolare con percorsi legali dovrebbe essere il nostro obiettivo strategico. Abbiamo bisogno della migrazione legale: La popolazione europea in età lavorativa si sta riducendo e molti settori chiave devono affrontare carenze di competenze, come la sanità e l’agricoltura. I partenariati per i talenti aiuteranno a far coincidere le competenze dei candidati a lavorare in Europa con le esigenze del mercato del lavoro. I partenariati per i talenti daranno anche all’Europa un ottimo strumento per lavorare insieme ai nostri paesi partner su tutti gli aspetti della migrazione, cosa che è mancata fino ad ora”. E ha aggiunto: “Saranno aperti a studenti, laureati e lavoratori qualificati. Offriranno anche opportunità di istruzione e formazione professionale, sostegno all’integrazione dei migranti di ritorno, miglioramento del lavoro dell’UE con la diaspora, nonché competenze e analisi delle esigenze occupazionali”.

L’unica cosa che sembra interessare è “ridurre la pressione sul mercato del lavoro dell’UE provocata dalla contrazione della popolazione attiva e dalla carenza di competenze che non può essere completamente affrontata attivando e aumentando la forza lavoro nazionale”. In altri termini: manodopera qualificata e a basso costo per far fronte al calo delle nascite e ai costi elevati della manodopera locale. E gli altri? I migranti spesso vittime di persecuzioni di stampo razziale, religioso o etnico? Che dire di quelli che scappano dal proprio paese per fuggire agli orrori della guerra?

Tante belle parole

Naturalmente, i governi dell’UE hanno usato tante belle parole per i loro accordi economici. Nel nuovo piano, non mancano parole come “responsabilità”, “solidarietà efficace” o “flessibilità e resilienza” (figurarsi se poteva mancare questa parola ormai abusata…). Il tutto condito da termini come “partnership internazionali”. Poi, però, basta leggere i documenti con un po’ di attenzione per scoprire la verità. L’interesse prioritario dei governi è garantire “assistenza allo sviluppo di capacità ai paesi partner in settori quali il mercato del lavoro o intelligenza delle competenze”. O “affrontare il fabbisogno di manodopera e competenze tra l’UE e i paesi partner”. Organizzare e regolamentare una “corsa globale per i talenti” per la quale l’Ue appare in ritardo. Rivedere la direttiva sul “soggiorno di lungo periodo per rafforzare i diritti dei residenti di trasferirsi e lavorare in diversi Stati membri”. Magari anche grazie alla “stretta cooperazione con i sindacati, le organizzazioni dei datori di lavoro, le camere di commercio per l’integrazione attraverso il lavoro”. Per gli altri migranti, quelli che non rispondono ai requisiti professionali richiesti dalle imprese dei paesi europei, l’unica soluzione è il rimpatrio. E allora si parla dell’ “attuazione efficace degli accordi di riammissione esistenti ed esplorazione delle opzioni, anche attraverso valutazioni fattuali sulla cooperazione con i paesi partner” e di “politiche per incentivare e migliorare la cooperazione in materia di rimpatrio e riammissione”.

La verità è che dei problemi dei migranti (e dei paesi da cui provengono) non importa nulla ai governi europei. A loro interessa solo realizzare “programmi di mobilità per lavoro e formazione con finanziamenti dell’UE e che corrispondono ai posti vacanti e alle esigenze di competenze dell’UE”.

Su questi temi, non esistono liti: i leader europei sono tutti d’accordo (lo dimostra la rapidità con cui questo patto è stato approvato).