Tecnologie anti-migranti

Editoriale

Ormai è chiaro: dei migranti si parla solo quando li si deve utilizzare come scusa per giustificare una scelta politica.

Pochi mesi fa è stata approvata la realizzazione di un muro con telecamere avanzate e sensori di movimento al confine tra Polonia e Bielorussia. Costo previsto 350 milioni di euro. Pochi rispetto alla somma che i paesi dell’Unione europea più disunita che mai destinano a questo capitolo di spesa: secondo stime dell’Ue, il mercato europeo della sicurezza ai confini ammonta a circa 128 miliardi di euro. Una somma enorme che non poteva non sollevare preoccupazioni e critiche da parte di attivisti e deputati al Parlamento europeo. Specie considerato che, come dimostrano i numeri, nessuna di queste misure è riuscita a fermare i migranti. “In effetti, niente di tutto questo impedisce alle persone di attraversare; avere droni o elicotteri non impedisce alle persone di attraversare, si vedono solo persone che prendono strade più rischiose”, ha dichiarato Jack Sapoch, ex Border Violence Monitoring Network.

A leggere i dati degli ultimi progetti adottati sembra che l’Ue sia travolta da una brama incontrollata di nuove tecnologie per realizzare “idee cervellotiche” da utilizzare lungo i confini. Frontex avrebbe firmato un contratto da 100 milioni di euro per comprare droni Heron e Hermes da due aziende militari israeliane. Lo scopo: monitorare i migranti che cercano di entrare nell’Ue via terra o via mare. Pare, però, che questi droni abbiano “tassi di incidenti molto elevati” dopo pochi mesi di utilizzo, secondo quanto riportato in una interrogazione Parlamento europeo.

fonte: focusonrefugees.org

In Grecia, il campo profughi di Samos è stato circondato da recinzioni quasi militari e riempito di telecamere a circuito chiuso per controllare i movimenti delle persone “ospitate”. Anche l’accesso è controllato da lettori di impronte digitali e macchine a raggi X.

E lungo i confini con la Turchia, il governo ellenico ha piazzato telecamere termiche e sensori. Lungo i confini circola anche un cannone sonoro montato su un veicolo che esplode raffiche “assordanti” per respingere i migranti.

Ma la soluzione più sorprendente è il progetto finanziato dall’Ue con ben 4,5 milioni di euro, da realizzare in Grecia, Ungheria e Lettonia. Il progetto utilizza la scansione del volto dei migranti per capire se mentono quando interrogati. Secondo Bruno Verschuere, professore di psicologia forense presso l’Università di Amsterdam, le micro-espressioni non sono indicatori attendibili sul fatto che una persona stia mentendo.

Utilizzare sistemi come questi, inoltre, costituirebbe una pesante violazione della privacy delle persone. Per questo motivo, Patrick Breyer, eurodeputato tedesco, ha presentato una interrogazione al Parlamento europeo chiedendo che i dettagli del programma venissero resi pubblici. Ricevuta una risposta vaga e poco dettagliata dalla Commissione europea ha avviato un procedimento giudiziario presso la Corte di giustizia europea.

Anche alcuni difensori dei diritti umani (tra i quali l’organizzazione no-profit Homo Digitalis), in Grecia, hanno presentato una petizione al governo chiedendo maggiori informazioni sul funzionamento di questo dispositivo per capire se viola la legge. Ma anche in questo caso, il governo non ha risposto (finora) affermando che i dettagli tecnici del sistema iBorderCtrl, sono riservati. In un recente comunicato stampa, la Commissione europea ha affermato che il sistema riunisce una serie di tecnologie all’avanguardia. Oltre a fungere da “rilevatore di bugie”, il sistema potrebbe essere utilizzato per capire se i documenti sono reali e rilevare dati biometrici. Il sistema abbina i volti con foto e immagini video, controlla i nomi rispetto ai database, esamina le impronte digitali e i palmi delle mani e quindi assegna una valutazione del rischio.

Secondo Eleftherios Chelioudakis, co-fondatore di Homo Digitalis, il rischio è che questi strumenti diventino comuni nei paesi dove i diritti umani sono meno protetti.

“Non ci sono prove scientifiche che questo metodo sia affidabile”

“Quindi, ci chiediamo: qual è il valore aggiunto per la gestione delle frontiere utilizzando una tecnologia così non affidabile? Qual è esattamente il problema che questa tecnologia risolve?”

“Quello che stiamo vedendo alle frontiere, e nel trattare i cittadini stranieri in generale, è che spesso è un campo di prova per le tecnologie che vengono successivamente utilizzate anche sugli europei. Ed è per questo che tutti dovrebbero preoccuparsene, nel proprio interesse”

Patrick Breyer

Solo pochi giorni fa, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha emesso una sentenza storica sul progetto “iBorderCtrl”, secondo la quale i documenti relativi al progetto non possono più essere tenuti completamente segreti. La valutazione etica e legale delle tecnologie per il “rilevamento automatizzato dell’inganno” o la “valutazione del rischio” automatizzata devono essere pubblicate (purché non si riferiscano specificamente al progetto iBorderCtrl).

Per Ella Jakubowska, membro del gruppo per i diritti digitali EDRi, si tratta di una forma di “tecno-soluzionismo” per mettere da parte le considerazioni morali quando si affronta la complessa questione della migrazione.

“È profondamente preoccupante che, di volta in volta, i fondi dell’UE vengano versati in tecnologie costose che vengono utilizzate in modi che criminalizzano, sperimentano e disumanizzano le persone in movimento”

Ella Jakunowska

A farle eco Edin Omanovic, direttore dell’advocacy del gruppo:

“Se le persone che migrano sono viste solo come un problema di sicurezza da scoraggiare e sfidare, il risultato inevitabile è che i governi getteranno la tecnologia per controllarle”

“Non è difficile capire perché: in tutta Europa abbiamo autocrati che cercano il potere prendendo di mira gli stranieri, leader altrimenti progressisti che non sono riusciti a trovare alternative alla copia dei loro programmi e un’industria degli armamenti rampante con ampio accesso ai decisori”.

Edin Omanovic

Oggi, i flussi migratori non sono più visti come un fenomeno sociale ma come un problema “tecnico”. In Grecia, una legge approvata lo scorso anno ha avuto come risultato ostacolare le procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato. Molti vivono abbandonati a se stessi “in edifici abbandonati, insediamenti di fortuna e nelle foreste”, ha detto Nicola Bay, direttore del Danish Refugee Council’s Bosnia.

“Si tratta di famiglie, bambini e minori non accompagnati che non hanno praticamente alcun riparo, nessun accesso ai servizi di base e nessun accesso a un’assistenza sanitaria adeguata”.

Nicola Bay

Centinaia di persone che pensavano finita la loro odissea, stanchi di aspettare, si sono rimesse in viaggio cercando di raggiungere i paesi centrali dell’Ue attraverso i Balcani.

“L’Ue parla sempre di valori come i diritti umani, [parlando] contro le violazioni ma … settimana dopo settimana vediamo morire più persone e dobbiamo chiederci se l’UE stia infrangendo i suoi valori”

ha detto l’eurodeputato tedesco Özlem Demirel.

La verità è che dei diritti dei migranti, oggi, non parla più nessuno. Almeno fino a quando, per motivi politici e geopolitici, non si pensa che possa tornare utile tirare fuori l’argomento “migranti”.